Visualizzazione post con etichetta Politica e Società. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Politica e Società. Mostra tutti i post




"Posso palpare un po' la signora?" Con questa frase - pronunciata con il sorriso sulle labbra - il premier Silvio Berlusconi ha salutato l'assessore provinciale alle pari opportunità, Lia Beltrami, in occasione di una foto ufficiale scattata tra le rovine del terremoto in Abruzzo.

Era il 25 aprile scorso e la frase non è sfuggita alle telecamere di Tca - emittente locale trentina - che stava seguendo l'attività dei volontari trentini impegnati a Bazzano, località colpita dal sisma alla periferia de L'Aquila. Nelle immagini si vedono numerosi vigili del fuoco che si mettono in posa per una foto ricordo assieme al presidente del consiglio, quindi si sente distintamente il premier chiedere: "Posso palpare un po' la signora?". Risate imbarazzate, Berlusconi si mette in posa dietro l'assessore Beltrami (Udc) tenendole una mano sulla spalla, in confidenza. Infine una stretta di mano e un ringraziamento ai volontari della protezione civile.

La signora, 41 anni, sposata, 2 figli, fresca di nomina in giunta provinciale, non ha gradito. Anzi, sul momento non voleva credere di aver sentito quelle parole, ma alla fine ha confermato: "Berlusconi ha detto proprio così".

Lia Beltrami aveva chiesto la riservatezza sull'episodio per non mettere in secondo piano - "con un inutile gossip" - il lavoro dei volontari trentini in Abruzzo. L'intenzione era anche quella di non strumentalizzare l'episodio durante la campagna elettorali per le elezioni comunali di Trento (vinte domenica dal centro sinistra con un larghissimo vantaggio), ma il giorno dopo il voto la notizia è trapelata con la messa in onda del video imbarazzante.

da: http://trentinocorrierealpi.gelocal.it/multimedia



Mi hanno tirato le orecchie, l'idea di una patrimoniale non va giù.

Guardiamo le cose infaccia: abbiamo un deficit statale stratosferico che produce interessi crescenti. I capitali necessari per una ricostruzione non ci sono per una seria politica economica. Tutto vien speso al servizio della spesa corrente , del debito che si autoalimenta e delle emergenze; una parte del paese è scarsamente produttiva e l'altra sottocapitalizzata.
Ci vengono tuttavia recitati due narcotici mantra:

- l'indebitamento riguarda lo Stato, non le famiglie e questo ci garantirà una ripresa veloce e duratura. Ovviamente è la situazione speculare a quella Usa (famiglie indebitate e stato appena di meno) che poi è sfociata nei debiti gemelli crescenti. Ma il mantra nostrano è già un falso all'origine: dà per scontato che il debito pubblico non si espanda al privato, cosa vera solo se fosse di breve periodo, una necessità transitoria.
Ma da noi dura e peggiora da 25 anni...

- la crisi c'è ma non è poi così grave e riguarda gli altri. E' il secondo narcotico mantra. Di questo fa piazza pulita il Tesoro stesso con dati quasi agghiaccianti sul debito/pil già al 114 % quest'anno, ma 117 % il prossimo ; disavanzo al 4,6%. Ciliegina sulla torta disoccupazione all'8,6%.
Ma al Tesoro il mantra è di casa: "Non ci sono in Italia squilibri interni che hanno contribuito ad appesantire, e in alcuni casi hanno determinato, l'attuale congiuntura sfavorevole di altri Paesi. Questo - viene sottolineato - lascia pensare che, non appena sarà superata l'attuale fase di difficoltà della domanda mondiale, l'economia italiana potrà contare su una base più solida per la sua ripresa."
Clap, clap.

La domanda è semplice: si può raccogliere capitali con debiti crescenti , capitali decrescenti e redditi ristagnanti e entrate fiscali decrescenti, attendendo mani in mano che la situazione mondiale migliori ?
Non si può, è pura utopia per un paese oltretutto con questi problemi: crescita demografica assicurata dal solo saldo migratorio in presenza di un invecchiamento della popolazione, imprese minuscole e comunque tutte sottocapitalizzate e dipendenti dal credito di fornitura, investimenti in ricerca e sviluppo pari quasi a zero, disoccupazione(palese più nascosta) crescente , produttività decrescente e produzioni grandemente delocalizzate, evasione fiscale ben sopra la media mondiale, chiusura progressiva di aziende, grandi imprese in mano alle banche e comunque dipendenti dalla commesse dello stato, dipendenza energetica.

Assolutamente impossibile, a meno di fare un po' di scorte, la dove c'è un po' di grasso.
E la FIAT !??. Chiedetelo al governo USA, per quel che si vede la Fiat non spende quasi una lira. Una Alitalia (molto più chiara) d'oltreoceano.

Piuttosto che spot, non sarebbe meglio darsi la sveglia ?


Gli stati si indebitano, compreso quello italiano già fragile. Il Pil diminuisce, la disoccupazione aumenta, la produzione crolla e i consumi si contraggono. Un po' per la follia finanziaria, un po' per l'aumento spropositato della disuguaglianza nel percepire i redditi (dimmi come mangi e ti diro' chi sei), un po' perchè viviamo da tempo in una situazione di sovrapproduzione di beni malamente distribuiti.
Io ho tre frullatori e a 100 mt da me conosco persone che ne hanno manco uno.

In una simile situazione, sopratutto nell'Italia delle crescenti disparità di reddito, le entrate tributarie al servizio del debito e delle spese sono sempre più incerte.
Le misure tampone italiane , i cerotti, i "soldi veri" che non si vedono, portano a nulla se non a spendere inutilmente in elemosine mediatiche. Tutto questo, sempre in Italia" si innesta su una crescita demografica zero (a parte le immigrazioni) e su un sistema produttivo fragile: molte piccole aziende sottocapitalizzate da sempre e spesso scarsamente competitive, grandi industrie sulla punta delle dita in difficoltà gigantesche, bisognose anch'esse di assistenza finanziaria per mantenere la pace sociale.

Se le entrate sono incerte, quale sia una bozza di politica economica necessaria per riconvertire il Paese, occorre renderle certe .
C'è un solo modo: la imposta patrimoniale. E' certa e facilmente calcolabile.

Questa imposta è insopportabile per chi ha la capacità di reddito al lumicino e soprattutto invisa a chi ha ricchezze accumulate grazie al meccanismo perverso del turbocapitalismo morente.
Ma è anche l'unico modo certo per avere entrate certe nel tempo, per redistribuire reddito la dove lo si è concentrato con il laissez faire smodato.
L'Italia è terra di immigrazione, ma anche di emigrazione di giovani nauseati. Un paese di pensionati. Che si produce con i pensionati ? Debito , welfare, stanchezza. A cominciare dal Gotha della finanza , della economia e della politica.

Meno stato e più mercato è una formuletta ideologica, uno slogan, che ha fatto il suo tempo e ora grandi danni.
I nostri campioni del capitalismo devastato (tutti viventi su concessioni governative, tranne forse la FIAT e pochi altri) sono dei vecchi signori un po' tromboni, molto intrecciati fra loro, una oligarchia di vecchietti che mai accetterà una imposta patrimoniale per vocazione e ideologia.
Redistribuire la povertà gli va benone, farlo con la ricchezza non tanto. Non creano ricchezza, ma patrimoni personali, almeno negli ultimi 10 anni (e anche da prima).
E negli ultimi 10 anni, sicuro, debiti privati.

Non c'è altra strada per la certezza delle entrate che la reintroduzione della tassa patrimoniale, se non lo faranno i governanti attuali, che spargono ancora per un po' la narcosi dell'ultra liberismo mediatico camuffato da etiche improbabili , l'esasperazione crescente e palpabile glielo imporrà.

Sarebbe meglio prima che dopo, ma vai a farglielo capire ai vecchietti nostrani, nipotini ideologici di Bush.

(La borsa italiana , inutile parlarne. La peggiore tra quelle occidentali. Una lunga lista di perdite tra l'80 e il 95 %, con rarissime eccezioni proprio dove ancora è restato un minimo di mano pubblica , nell'energia. Testimonianza lampante del disastro sotto il naso e si finge di non vedere, ma tenta di esorcizzare.)

Cavalli di Troia





Si specula sulla morte e sulla vita (altrui) , ma il fine è evidentissimo.

Di questo passo, con queste accelerazioni e forzature, ben presto raggiungeremno il climax: quel momento in cui occorrerà verificare precipitosamente quali sono i militari lealisti e fedeli alla Costituzione.



Un traffico d'organi richiede: un trafficante, una vittima, un espiantatore, uno stoccaggio degli organi, una implementazione, forse un cadavere. Richiede comunque un attrezzatura sanitaria di un certo livello. Cosa si vuol sostenere, che le Asl o le cliniche private si dedicano al traffico d'organi?

L'Italia è ormai il paese degli allarmi e delle bufale, di chi la spara più grossa. Cosi' il Ministro dell'Interno, all'interno della campagna antimmigrazione e delle polemiche su Lampedusa , oggi se ne esce con una nuova e improvvisa trovata che ha la sua immediata collocazione in prima pagina.

"Il traffico d'organi di bambini esiste anche in Italia" . A dare l'allarme è il ministro dell'Interno Roberto Maroni intervenuto alla prima assemblea pubblica dell'Unicef a Roma. Nel nostro paese, ha riferito il ministro parlando della situazione dei bambini migranti, ci sono "evidenze di traffici di organi di minori che sono presenti e sono stati rintracciati sul territorio".


Tutto puo' essere, ma cos ìsi scriveva su Polizia Moderna nell' estate del 2008:

In Italia – rassicura Monaco – non ci sono casi accertati in via giudiziaria di traffico d’organi, ma anche su questo aspetto è indispensabile tenere alta la soglia di attenzione, considerata l’incidenza che il fenomeno ha all’estero».

Del resto la Polizia avvisa, sul suo sito, che non è documentato un solo caso di traffico d'organi di bambini in Italia.

Ci sonmo degli assertori di questa teoria, anche tra magistrati (donna), ma non c'e' alcun fatto al momento (nemmeno uno) che testimoni di un traffico d'organi di bambini, nè tantomento che i bambini scomparsi (e non ritrovati, che si contano sulle dita di due mani in vent'anni) siano stati rapiti per alimentare il traffico d'organi.
E' una bufala galattica che ormai alloggia ai vertici del Governo e ha tutta l'aria di alimentare il senso di repulsione verso l'immigrazione clandestina o meno in Italia e giustificare iniziative discriminatorie con il consenso della panza della popolazione. A suon di balle e con un progressivo imbarbarbarimento della coscienza.

"Ci sono evidenze", dice il ministro, allora ce le mostri , le indichi, le denunci in chiaro: casi , numeri, non linguaggi mafiosi e allusioni immaginifiche per battere le prime pagine.




Se la cantano e se la suonano: prima lo eleggono, poco dopo lo silurano, quindi visto che tutto è bloccato sciolgono la commissione. Il Parlamento conta ormai più nulla, tutte leggi ad hoc.
In Italia vige di fatto una una discreta (ma non invisibile) , diffusa, dittatura oligarchica.

Claudio Cerasa de "il Foglio", con Carlo Bonini de "la Repubblica", è stato uno dei pochissimi giornalisti che ai tempi, sulla notizia di Rignano Flaminio non si è buttato a pesce morto , ma ha fatto l'inviato mostrando tutto il suo scetticismo sui resoconti fantastici della stampa di allora, aprile-maggio 2007.
Da quel lavoro nacque anche un libro "Ho visto l'uomo nero" che venne ritirato dalla distribuzione per ordine della Magistratura , alla fine del 2007, su denuncia di un gruppo di genitori dei presunti bimbi abusati di Rignano Flaminio. Sostenevano, i genitori, che i bambini erano identificabili dalle iniziali. Un caso di Indice malaugurato e di iniziative speciosissime, visto che molti di quei genitori erano apparsi frequentemente in TV e quindi ampiamente identificabili.
Il libro fu dissequestrato nel febbraio del 2008.

Il fatto che rimane è che tutta quella vicenda fu un incredibile accozzaglia di dilettantismo professionale di giornalismo in agonia e di professionisti immeritatamente in prima pagina; vicenda montata anche da un voler apparire per avere giustizia che si trascina, ora appare chiarissmo, per le tortuosità dell'amministrazione della giustizia e per l'incaponimento di qualche sua frangia.

Volentieri, riporto il bilancio recente di Cerasa che riassume la incredibilevicenda alle soglie del processo ufficiale.






Il Foglio. "Rignano's Way"
Indagini, proscioglimenti, rinvii a giudizio, castelli e caccia alle streghe. Il passo lento della gogna mediatica spiegato a 38 km da Roma


C’avevano raccontato una storia diversa. C’avevano raccontato una storia dove tutto sembrava essere scritto prima ancora di poter avere in mano qualsiasi cosa: qualcosa come una foto, qualcosa come un video, qualcosa come una voce, qualcosa come un indizio, qualcosa come una prova che sia una. Una prova “seria e robusta”, come direbbero gli investigatori. Invece no. Invece sono passati quasi tre anni dal giorno in cui i genitori di Rignano Flaminio si sono ritrovati a parlare di abusi sessuali nella piccola caserma dei carabinieri di Bracciano.

Sono passati tre anni dal giorno in cui cinque famiglie sono arrivate lì, in quel paesino a trentanove chilometri da Roma, per scrivere il primo capitolo di quella storia infinita che è Rignano. Una storia che non potrà mai essere come le altre: non lo potrà mai essere perché non ci potrà mai essere nessuna reazione, nessuna dichiarazione e nessuna trasmissione che possa essere davvero razionale quando ci sono accuse che raccontano casi di bambini che sarebbero stati violentati, abusati e persino seviziati. E’ anche per questo che la storiaccia di Rignano, comunque la si guardi, brucia come un girone infernale, dove tutti i vizi, tutte le leggerezze, tutti gli errori e tutte le patologie di quel sistema che vive a cavallo tra il mondo della giustizia e quello dei media, dei giornali, della televisione, superano con più facilità i livelli di guardia.
Ebbene, sono passati quasi tre anni e che cosa è successo? E’ successo che tre maestre, una bidella, un ex addetto a un distributore di benzina, un autore televisivo sono finiti in galera quasi un anno fa; è successo che quelle persone sono state scarcerate dopo quattordici giorni di detenzione; è successo che un collegio fatto di tre giudici, e poi una Corte di Cassazione, ha smontato passo per passo le pubbliche accuse sull’asilo degli orrori; è successo, inoltre, che da quasi un anno ci sono ventiquattro bambini interrogati da un tribunale – quello di Tivoli – dove ci sono avvocati, pm e consulenti che cercano di capire se in quella scuola, in quel paese, in quelle case, in quelle classi, in quelle strade a pochi minuti da Roma è successo davvero quello di cui abbiamo letto per mesi, mesi e mesi su ogni pagina di giornale. Se davvero le maestre davano quelle caramelle che facevano venire sonno.

Se davvero i bambini dovevano fare il gioco del lupo e dello scoiattolo. Se davvero facevano ogni volta un gioco diverso quando andavano a casa della maestra. Se davvero facevano il gioco del dottore, il gioco dello scatolone, il gioco del tavolo. Se davvero chi era più bravo vinceva merendine di cioccolata. Se davvero un uomo vestito di nero li faceva incappucciare tutti quanti, e gli faceva bere del liquido rosso. Se davvero venivano tutti narcotizzati per non sentire male. Se davvero, gli orchi, li prendevano e li portavano con un pulmino a casa di una delle insegnanti. Se davvero li mascheravano. Se davvero ne abusavano. Se davvero li violentavano. Ecco: in tre anni, nulla di tutto questo è stato pienamente dimostrato, ma ora che qualcuno ha parlato di “castelli”, ora che qualcun’altro ha parlato di “fortezze”, le indagini potranno andare avanti, e con ogni probabilità tra pochi giorni il pubblico ministero chiederà il rinvio a giudizio per quattro degli otto indagati. Perché le ultime notizie su Rignano Flaminio raccontano di un caso che sembra essersi improvvisamente riaperto, con quel casale di campagna “riconosciuto” come l’ultimo grande luogo dell’orrore.


Di nuovo, però, a Rignano non sembra esserci granché: in due anni di indagini è stato fatto tutto quello che si poteva fare, sono state perquisite decine di case, sono stati interrogati ventiquattro bambini, sono state fatte perizie e intercettazioni, sono state registrate conversazioni ambientali, sono state fatte analisi sui peluche trovati nelle case, sui capelli scovati nelle macchine, sui computer sequestrati negli appartamenti, e sono stati ascoltati genitori, maestre, supplenti, poliziotti e alla fine quello che resta di concreto sono però sempre e solo le parole, i racconti, i disegni e i video dei bambini. Nient’altro. Non sono state trovate foto e non ci sono immagini, non ci sono testimonianze, non ci sono registrazioni, non ci sono tracce di dna e non c’è nulla di sospetto che riesca a non dare l’impressione che quella di Rignano è sempre qualcosa di più simile a una vera caccia alle streghe. Perché c’è tutto nel caso di Rignano. C’è la storia delle famiglie convinte di aver subito un abuso che però non riescono a dimostrare. C’è la storia di un’accusa che diventa condanna ancora prima di diventare processo. C’è la storia di quindici bambini schiacciati dal peso di questa vera o presunta caccia alla streghe. C’è la storia del mostro che è mostro per quel che si dice su di lui, a prescindere da quello che ha realmente fatto. C’è la storia di sei persone che si sono improvvisamente ritrovate in galera senza una prova che sia altro che la parola di un bambino. C’è la storia di tanti papà e tante mamme che qualcosa hanno visto, che qualcosa hanno sentito, che da qualcosa saranno partiti, che – comunque andranno le cose – un soffio di male negli occhi e nelle parole dei propri figli l’avranno percepito, e per questo nessuno si sognerebbe mai di dire che hanno inventato tutto. Infine c’è la storia di un’indagine difficile, spesso sfortunata, ma che stando a quello che ha prodotto fino a oggi non sembra ancora in grado di dimostrare che a Rignano sia successo quello che finora c’hanno raccontato.

Così, dallo scorso diciassette luglio, i pm hanno fatto quello che i periti avrebbero dovuto fare all’inizio delle indagini. Hanno convocato uno a uno i bambini, hanno ascoltato dietro i vetri a specchio del tribunale di Tivoli le loro parole, le hanno registrate, le hanno riascoltate e alla fine i fatti nuovi non sono confessioni e non sono neppure prove ulteriori. Sono sempre le parole e i ricordi spesso confusi dei bambini. In particolare, i ricordi di una terza casa dove secondo la pubblica accusa i piccoli della Olga Rovere sarebbero stati abusati. Una casa – un indizio chiave per poter prolungare le indagini e poter arrivare alla richiesta di rinvio a giudizio – che è stata perquisita dai carabinieri lo scorso luglio e che sarebbe stata riconosciuta direttamente dai bambini senza che in quell’occasione sia stata data la possibilità agli avvocati difensori di ricevere un decreto di perquisizione.


Chi ha partecipato agli incidenti probatori, inoltre, racconta che tutte quelle vecchie accuse, tutte quelle storie di croci capovolte, di frustate, di bambini legati alle sedie, di tunnel, di pedofili e di diavoli con il cappuccio, ecco, di tutto questo i bambini non hanno parlato.

Altre cose però le hanno dette. Hanno detto che “le maestre sono cattive perché dicevano cose brutte ai bambini, me lo ha detto la mamma”. Hanno detto che “io certe cose non le ho mai vissute”. Hanno detto che “a me queste cose brutte non sono mai capitate, ma me le ha raccontate mia madre”. Hanno detto che “io queste cose fortunatamente non le ho subite ma le ho sentite dalla mamma e le ho sentite in televisione”. Inoltre, come ricordato da Carlo Bonini su Repubblica tre giorni fa, una delle bambine che ha raccontato di non aver visto nulla è una di quelle bimbe considerate dalla pubblica accusa come una delle testimoni più credibili degli abusi subiti: la piccola nei cui capelli sono state trovate tracce di “benzodiazepine”, quella sostanza contenuta sia nei tranquillanti sia nei sonniferi e che per i genitori di Rignano sarebbe una delle prove con cui si dimostra che quegli abusi ci sono stati davvero. Che quel “sistema” di pedofili non è una finzione, ma è verità. Perché in fondo siamo sempre allo stesso punto. Perché possono cambiare i casi, le accuse e gli incriminati, ma quando le indagini non riescono a prendere il là, quando la pistola fumante semplicemente non si trova, finisce sempre così: che non basta la testimonianza di un pentito, che non basta il nastro di una intercettazione e che non basta la semplice testimonianza di un bambino.

“In una testimonianza – dice il professor Alberto Oliverio, docente di Psicobiologia all’Università La Sapienza – già gli adulti possono essere suggestionati e sviati da eventuali suggerimenti da parte di altri testimoni o di chi raccoglie la testimonianza.
Soprattutto nelle persone poco sicure di sé, e i bambini sono molto dipendenti dall’adulto, una testimonianza può trasformarsi in seguito a involontarie o maliziose imbeccate: così l’autore di una rapina può diventare da alto e biondo, di media corporatura e castano, solo perché un altro testimone, un agente di Polizia o un magistrato hanno insinuato un’altra versione dei fatti. Nel caso dei bambini è ancora più facile che una testimonianza venga inficiata, sia perché ritengono che il punto di vista dell’adulto sia più valido del loro, sia perché non vogliono contraddire una figura di attaccamento come può essere uno dei genitori, sia infine perché la loro mente incorpora più facilmente elementi che alterano la memoria. Ciò è tanto più vero se un bambino, soprattutto attraverso la tv, ha assistito a una ricostruzione degli eventi in cui si delinea uno scenario che propone immagini che penetrano e si insinuano nella sua mente.

Insomma la memoria infantile è corretta se non è stata sviata da domande o suggerimenti impropri, se il tempo trascorso non supera qualche mese e se gli adulti non hanno fatto incaute insinuazioni o commenti fuorvianti”.
Comunque vadano le cose, i genitori di Rignano Flaminio è comprensibile che non potranno mai ammettere che ci sia stata suggestione, che ci sia stato qualche errore e che possano aver frainteso qualcosa nel racconto dei propri bambini. E poi, certo, i genitori potranno fare ciò che vogliono, potranno continuare a credere che chiunque vada contro la pubblica accusa voglia mettere in discussione la loro buona fede e che voglia accusarli di essere genitori in malafede, quando invece se mai dovesse essere dimostrato che a Rignano non è successo nulla, che in questo paese a pochi chilometri da Roma tutto è nato per quella che potrebbe essere definita una forma di “isteria collettiva”, “un condizionamento a catena”, la verità è che gli unici eccessi che potrebbero essere contestati ai genitori sono quelli di buona fede, di quel non poter far altro che fidarsi ciecamente della capacità di riconoscere il linguaggio dei propri figli. Eppure sarebbe un approccio naturale quello di non poter considerare vere tutte le cose che raccontano i bambini.

Il giudice per le indagini preliminari di Rignano, Elvira Tamburelli, ha sostenuto invece che “la particolarità dei contenuti dei racconti, la loro articolazione dettagliata e complessa, non sembrano poter essere frutto di una suggestione, perché difficilmente possono essere assimilati e mantenuti nel tempo racconti suggestivi che presentano tali caratteristiche”.
Questa interpretazione non è stata soltanto criticata da alcuni tra gli psicologi che sono intervenuti nel gran pasticcio di Rignano, ma è stata contestata sia da un Tribunale del Riesame (10 maggio 2007) sia poi da una Corte di cassazione (18 settembre 2007). E’ stato proprio il riesame che ha ricordato che le denunce dei genitori dei bambini sono state fatte con modalità “se non sospette sicuramente particolari”, che ha ricordato come i genitori si siano riuniti numerose volte e confrontati anche in presenza dei bambini, che ha spiegato che le prove andavano raccolte nella prima fase delle indagini e che per poter andare avanti nelle stesse indagini occorre “la presenza di seri e robusti elementi di riscontro che (…) non sono ravvisabili”. Infine, è stato sempre prima il tribunale – e poi la Cassazione – a ricordare che da parte dei genitori c’è stata “una forte e tenace pressione sui minori, una forte opera di induzione e di suggerimento delle risposte” che hanno portato a manifestazioni anche di stanchezza e di ostilità da parte dei piccoli alle “insistenti pressioni genitoriali”. Tanto che, in uno di quei video dove i genitori di Rignano hanno registrato le “confessioni” dei propri figli, tutti ricorderanno di quella bambina che rivolta al padre diceva così. “Io non sono una bugiarda. Sei tu, sei tu che sei un bugiardo, papà”.
E così, capita che nel caso di Rignano chi parla di possibile suggestione, chi parla di possibile psicosi, chi semplicemente si comporta da garantista diventa in un lampo un’innocentista. Diventa la persona che vuole negare un fatto. Diventa la persona che non vuole riconoscere un abuso.

Ed è tutto qui il cortocircuito. E’ tutto nel voler dimostrare che qualcosa sia accaduto senza aver i mezzi per poterlo dimostrare.
Perché qui il mostro diventa mostro non per quello che ha realmente fatto, ma per quello di cui è accusato. Le streghe cominciano a esistere non quando vengono viste, ma quando vengono nominate, e aveva naturalmente ragione Voltaire quando diceva che “le streghe hanno smesso di esistere quando noi abbiamo smesso di bruciarle”.

Come se non bastasse, negli ultimi mesi la lotta dura e pura contro le streghe, e dunque un po’ anche contro il diritto alla presunzione di innocenza, è finita persino al centro dell’ultima campagna elettorale del Pd, e una mamma di Rignano si è candidata al Senato nelle liste dell’Italia dei valori – per “rappresentare il diritto delle famiglie di mettere il proprio figlio in una scuola senza temere che finisca in un giro di pedofili” – e ha ottenuto qualcosa come il 5,4 per cento dei voti nel suo paese. Ma naturalmente non c’è stato nessuno pronto a ricordare che se c’è una mamma che ha il suo spazio politico perché combatte per mandare in galera i mostri di Rignano, dall’altra parte sarebbe stato giusto aspettarsi che lo stesso partito avesse messo in lista qualcuno in grado di rappresentare in Parlamento l’altra faccia della medaglia. Una cosa molto semplice. Essere innocenti fino a prova contraria. L’atmosfera malvagia di Rignano è tutta qui. E’ tutta in quel continuare a dire che suvvia, con quelle accuse, con quelle frasi, con quelle facce, qualcosa deve essere pur successo. E la sintesi dell’atmosfera malvagia è in quella parola che si ritrova spesso nei casi meno fortunati di indagini giudiziarie. Sistema.


E’ un sistema, una rete, una cupola quella di Rignano così come un sistema doveva essere quello che era stato ipotizzato in uno dei casi più clamorosi di psicosi collettiva: quello che è stato il più lungo e più costoso processo penale nella storia degli Stati Uniti, che cominciò con l’accusa di pedofilia nei confronti di alcuni insegnanti della scuola materna McMartin e che dopo sei anni e dopo quindici milioni di dollari spesi dal governo dello stato della California si è concluso con una piena assoluzione degli imputati.
Un sistema, dunque, simile a quello dell’asilo Sorelli di Brescia, dove pochi anni fa sono stati rinviati a giudizio – per pedofilia – un bidello, un prete e sei maestre, dove l’accusa aveva chiesto fino a vent’anni di carcere, dove i genitori dei bambini sostenevano che “a Brescia è in atto un’operazione per far passare i racconti dei bambini come non attendibili” e dove poco meno di un anno fa la storia degli otto presunti pedofili è stata raccontata più o meno con queste parole dalle cronache locali. “L’indagine sui presunti atti di pedofilia in un asilo di Brescia fu frutto di un ‘condizionamento a catena’ che portò un gruppo di famiglie a suggestionarsi a vicenda e soprattutto a ‘inquinare’ le testimonianze dei bambini. Le indagini, inoltre, sarebbero state molto lacunose. Lo scrivono i giudici del tribunale nelle 538 pagine con cui è stata motivata l’ assoluzione di otto persone (maestre, bidelli e due sacerdoti) indagate a partire dal 2003 per una serie di abusi sugli alunni di una scuola materna.
Abusi – si legge sui quotidiani di quei giorni – rivelatisi semplicemente inesistenti”.

Incremento annuale del debito in Usa
secondo le presidenze



Da due mesi non è cambiato praticamente nulla. L'azionario (tranne il caso italiano) è ai medesimi livelli di due mesi fa, segnando un bottom possibile di periodo, e le materie prime colano costantemente a picco dopo la speculazione selvaggia degli ultimi 4 anni.

In realtà qualcosa avviene e sul fronte economico: le notizie peggiori si susseguono incessantemente, prime tra tutte la disoccupazione crescente e il blocco degli ordini e dei trasporti e la contrazione ovunque dei consumi che fanno crescere lo spettro della deflazione. Come già in Argentina, poi in Giappone nel 2002, ora anche in USA si stampano monete locali.

Ma c'e' un altro fatto importante che segnala l'avvio di una fase nuova . I titoli sovrani degli stati a lungo hanno raggiunto nuovi massimi, qualcuno sostiene che la Fed in Usa li compra. Negli Usa questo si traduce in un rendimento zero nei titoli a 3 mesi, e del 3% per i trentennali. In altre, imprecise, parole ci vogliono 33 anni per raddoppiare nominalmente il capitale investito, un P/E di 3,3. In Europa non è molto diverso.
E' la nuova, ultima, definitiva bolla dell'era moderna.

Questo è indicativo di come l'orizzonte dell'investimento si allunghi, di come di fatto la percezione sia quella di una "economia di guerra" da prestito quasi irredimibile e di come le cose volgano in modo del tutto simile al Giappone dell'inizio anni '90. I governi con risolutezza, o con titubanza caritatevole come in Italia, si preparano a varare misure straordinarie attingendo al debito pubblico che già ha superato il PIL (che decresce ovunque). La situazione è ovviamente peggiore là dove al deficit pubblico si cumula quello privato, come negli USA (dove consolidato dei deficit gemelli è ben sopra il 200 % del PIL).

Si apre così una finestra per i governi per l'emissione di titoli a servizio del debito crescente, a tassi bassi, e c'è da credere che l'anno prossimo le nuove emissioni nel mondo saranno assai elevate e assumeranno la connotazione di debiti forzati, poi l'inflazione potrà riprendere il suo corso e la rincorsa dei prezzi (e dei tassi al rialzo) riprenderà anche grazie alla ormai chiara tendenza a stampare moneta come ormai è palese in USA. Un rafforzamento più accentuato e temporaneo del dollaro, piuttosto governato, forse sarà il segnale del punto di arrivo temporaneo e di svolta.

Una sana inflazione è ora considerata una necessità ineluttabile, anche se le bocche restano cucite e lo spettro (soprattutto europeo) degli anni bui è storia guardata con terrore. Il tasso BCE è al 2,5 %, il medesimo del 2003 e tra i più bassi di sempre.

Negli anni '80 e ancor più negli anni '90 il paradigma del "meno stato e più mercato" intendeva spostare il debito verso i privati (USA, Inghilerra) nella speranza ideologica che i privati sarebbero stati più oculati ed efficienti della burocrazia. Questa ideologia (tutt'ora in auge tra i nipotini di Bush come mostrano le soluzioni raffazzonate di Silvio Berlusconi impegnato a fare shopping) in realtà non ha fatto che accrescere due debiti, spingendo sull'accelerazione monetaristica della propensione al consumo ; da qui deficit crescenti verso l'estero e in primis verso i paesi emergenti , drogata da tassi d'interesse artificiosamente bassi. I tassi di interesse sono costantemente diminuiti dal 1981 in poi , praticamente trent'anni e ora sono nei pressi dei minimi storici e ancora verranno tagliati un po'. Erano troppo alti allora, son troppo bassi da più di dieci anni.

Il paradigma monetraista, nella sua variante ideologica, è morto insieme ai fallimenti più o meno mascherati delle banche, ma ancora non è stato dichiarato cadavere e occorrerà attendere un prima che scompaia definitivamente dalla testa delle classi dirigenti e del parlar comune. Ha prodotto la più vistosa disuguaglianza e concentrazione di redditi dell'era moderna (profitti in poche mani, debiti aggiuntivi in moltissime) e il percorso inverso (la redistribuzione dei redditi) richiederà non pochi sforzi politici in occidente e molte scosse che pochi saranno disposti a trangugiare (aumento della tassazione in forma diretta o indiretta).

L'unico vantaggio, per così dire, è che la situazione è comune ad oltre la metà del globo e quindi i confronti , la rincorsa a metterci le pezze sarà relativamente più agevolata o giustificabile presso il proprio elettorato. Mal comune mezzo gaudio.

Per tutto il prossimo anno , se si hanno risparmi, stare investiti sul monetario a breve e iniziare ad accumulare sul tasso variabile o indicizzato all'inflazione e ai tassi d'interesse di durata più lunga (5/7 anni). Non è un granchè vista con gli occhi del passato e del presente, ma è la cosa più sicura se si attende una ripresa dell'inflazione.
Alla larga, lontanissimi, dal reddito fisso pluriennale (bund, Btp, o quant'altro ) , perchè con l'alzarsi dei tassi (inevitabile) e dell'inflazione perderanno valore.

L'orto e animali di bassa corte rimangono un piacevolissimo e redditizio hobby, per qualcuno una necessità.

il toro permanente di Merrill Lynch


Prima sono state bolle e default qua e là: quella giapponese del 1990, quella asiatica e dei mercati emergenti nel 1998, quella del Nasdaq 2001 (il vero 29 su un solo mercato, che pare ormai risanato), l'Argentina nel 2003, quella immobiliare mondiale nel 2007, quella bancaria e delle commodity del 2008.

Negli ultimi due mesi le bolle si sono unificate e fuse ed è guerra mondiale termonucleare finanziaria. Non trovo altra descrizione e a ben guardare non è una esagerazione truclenta.

La parola speculazione contiene molti comportamenti, molti attori, molte avidità, e molti eccessi, ma la storia di tutte le bolle dal 1998 in poi ha in comune alcune cose : gli speculatori sono quasi tutti istituzionali (banche, hedge, fondi) agganciati al marketing finanziario e autonomi dalla produzione. La scelta dei mercati si alimentava e sgonfiava d'un colpo grazie ad una raccolta industriale in tutto il mondo e una ricollocazione mirata e concentrata. Le bolle sono state gigantesce, non sono rari i casi di crescita di un indice sintetico nazionale di 6/10 volte nel giro di 3-5 anni o di quotazioni triplicate in 1 solo anno (il petrolio ad esempio) o di valute raddoppiate in 4 anni (l'euro ad esempio) e di dimezzamento succesivo ,o più, in tempi rapidissimi.

Cose mostruose, cosi' come mostruosi i poteri degli agglomerati bancari.

In fondo tutto sta qui: lo sviluppo mondiale a parte alcuni paesi (asiatici, latinoamericani) s'è fondato sulla industria della finanza.
Le banche anche tradizionali hanno avuto profitti colossali grazie ai prodotti finanziar,i per 15 anni almeno, ben oltre i profitti della intermediazione tradizionale. Il settore immobiliare è cresciuto in tutto il mondo grazie alle doppie tranzazioni con l'industria finanziaria ,che ha allungato l'orizzonte dell'estinzione del debito originario grazie alla collocazione al retail della carta di debito trasformandola in ulteriore debito e in finanziamento a breve. La copertura teorica derivava dalla differenziaizione dei derivati su mercati diversi. Ma il vero motore era unico: l'immobiliare e l'industria finanziaria.

Il meccansmo funzionava più o meno così:
l'immobiliarista va in banca, illustra il progetto e chiede un finanziamento. Costruisce e man mano vende (sulla carta o poco dopo l'ultimazione leavori) estinguendo progressivamente il debito e rinviando l'acquirente alla banca per il mutuo (i tassi di interesse ufficiali sono bassi).
La banca impacchetta in parte il debito presso qualche veicolo che collocherà sul mercato, rientra dei credito ancora non riscosso e offre crescentemente ad altri imprenditori i suoi finanziamenti diluendo il debito tra numerosi soggetti.

In pratica la banca, a seconda del moltiplicatore piu' o meno alto (la leva), per una operazione ha almeno tre passaggi remunerativi: l'interesse corrisposto dall' imprendtitore immobiliare, l'interesse pagato da chi sottoscrive il mutuo, l'anticipazione e le commissioni dell'estinzione del debito per la collocazione al retail della spazzatura e dei crediti di lungo più difficili. Et voila'.

Poi accade che ad un certo punto: qualcuno non paga (sopratutto in USA e Inghilterra) perchè gli sono stati concessi mutui superiori alla sue capacità reddituali. L'immobiliarista si trova allora imballato in nuove costruzioni , le colloca difficilmente, il veicolo conteggia un calo vertigionoso di tutta la carta emessa, la banca deve contabilizzare questi debiti, si estingue la possibilita' di trovare al retail nuovi sottoscrittori e via via salta tutto per aria perchè tutti devono vendere per far fronte alle richieste. I tasi ufficiali vengono innalzati e le rate dei mutui dei privati automaticamente si innalzano fino quasi al doppio. Il tasso del prestito a breve tra le banche divent apian piano il doppio di quello ufficialeanche dopo il taglio dei tassi (fase finale) e gli perchè più nessuno si fida e le perdite sono ingenti e perfino misteriose (difficili da contabilizzare). E tutto il flusso della raccolta e dei prestiti si inaridisce in mancati introiti (oltre che perdite). UEto è succintamente il meccanismo pre inflattivo, aumentato dalla speculazione sulle materie prime.

Più vendi per necessità, più i grossi investitori privati si fanno sensibili al colore rosso dei conti dei loro investimenti, come i tori incazzati, e più quindi chiedono riscatti alle gestioni (fondi e Hege fund). Quindi la gestione vende di botto, sempre piu' verticinosamente per recuperare la liquidità richiesta.

E la spirale si avvita verso il basso. Terribilmente verso il basso.

Debito lungo e finanziamenti a breve "garantito" dalla fiducia comune degli investitori nel colosso e nell'idea che la finanza fosse una scienza fondata su statistiche asettiche.
Tutto qua: finita la fiducia, tutto s'ingrippa. Fino alla paralisi (mai capitato se non le 1929).

La finanza è una scienza, per certi versi sì, ma il marketing finanziario dicuramente no. La proiezione statistica dei comportamenti ha dei limiti ben precisi: la curva sigmoidale dei comportamenti umani e degli effetti di saturazione dei mercati. L'orizzonte di questa saturazione non è certo, ma prevedibile da un comportamento comportamento virtuoso e oculato.

La finanza industriale riteneva di essere esente dalla regole della saturazione del mercato. I mercati sono teoricamente infiniti, quindi bastava cambiarli velocemente, come un trader capace di influenzare gli appetiti con una grande liquidita' e tutto sarebbe rimasto a galla. In fondo nell'industria è cosi', quando un prodotto è saturo lo si cambia (o si fa finta di cambiarlo se è tradizionale). Ma la finanza non è cosi', perchè il limite non è l'espansione illimitata della moneta e dei suoi derivati.

Ecco allora che i soggetti di questo trading oligarchico erano un pugno di banche di investimento e di hedge l'un contro l'altro armati, per nulla diffusi , ma che beneficiavano nel collocamaento dei loro prodotti verso il gregge, garantitoe innumerevole allo sportello dalle banche.

La cosa peggiore a vedersi è stato il proliferare e trasformarsi delle assicurazioni in banca assicurazione. Una vera mostruosità concettuale che ha trasformato la concezione del rischio calcolabile in totale una aleatorietà totale affidatà ai mercati finanziaria e alla formalizzazione matematica.

Ce n'è abbastanza per ritenere che ci vorrà un tempo lungo, lunghissimo, per ricreare questa fiducia verso il sistema bancario, che ora viene consegnato allo Stato come parziale prestatore ultimo.
La speculazione e la borsa sopravviveranno, con i loro naturali eccessi, ma bolle di quel tipo non ne vedremo probabilmente piu' se non a singhiozzo e non su interi mercati come è accaduto tra il 2004 e il 2007 dove ogni cosa saliva di quotazione: azioni, valute contro dollaro, materie prime, bond, immobili. Ogni cosa.

La parola "banca" è la più spregiativa oggi sul mercato, e ce ne vorrà prima che assuma contorni positivi. E la parola America , il suo interventismo nella politica e il suo laissez-faire nella finanza e nella economia, è duramente intaccata nei sogni collettivi, e qualcuno in Asia e Russia vede con malcelata soddisfazione il disastro provocato da questo doppio errore.

Tempi cupi all'orizzonte, la fiducia è al lumicino.

"Una grande somma di denaro per un grande problema"
Appello al Congresso del 30-9-2008



La maionese


Una cosa dopo oggi è certa: la mancanza di qualsivoglia intervento regolatore sui mercati finanziari è assai peggio di qualsivoglia intervento deciso .

Dopo il voto di oggi alla Camera dei Rappresentanti USA si dimostra che i repubblicani americani (e pure qualche democratico) nel cervello hanno ormai una maionese impazzita.

Unica consolazione è che la politica Usa assomiglia sempre più alla nostra.




Gli ancormen americani hanno qualcosa che li distingue rispetto ai nostri casarecci, non gli manca la cattiveria e il senso del valore della informazione, spesso dimenticata dai nostri intervistatori in ginocchio.

Qui, in diretta, sbugiardato il candidato Repubblicano, McCain della Banda del Buco NeoCon.

Anche lì le tragedie hanno tendenza a diventare farsa.


Il piano straordinario della FED per il credito lo varano, c'è da scommetterci. La situazione è troppo confusa e pericolosa, ma intanto in previsione delle elezioni i Democratici stanno cucinando a fuoco lento i Repubblicani, Rick Davis ne è un esempio nemmeno minuscolo.

Nè più nè meno come accadde con l'impeachment insistito dei Repubblicani verso di Clinton nel novembre 2008 , orso di borsa ormai sgonfio su quasi tutte le piazze mondiali a seguito della bolla asiatica.

Il manager della campagna di John McCain, Rick Davis, è stato consulente della Freddie Mac fino a quando l'agenzia che eroga mutui è stata rilevata dal governo insieme alla Fannie Mae. E la sua ditta ha ricevuto appunto dalla fine del 2005 fino al mese scorso il pagamento di 15mila dollari al mese, come rivela oggi il New York Times. Una notizia destinata a creare molto imbarazzo a casa del candidato repubblicano, che solo domenica scorsa, in un'intervista televisiva, aveva affermato che Davis non aveva più legami con l'istituto finanziario da anni.
Affermazioni smentite dalle fonti del giornale newyorkese che non si fermano qui, spiegando che Davis nel periodo in questione non ha svolto un lavoro preciso per la banca, a parte un suo intervento in un comitato di azione politica dei dirigenti nell'ottobre del 2006 in vista delle elezioni al Congresso. E senza mezzi termini aggiungono che la ditta di Davis, Davis Manafort, era sul libro paga della Freddie Mac unicamente per i suoi legami con McCain, che giá nel 2006 veniva considerato il possibile candidato repubblicano alla Casa Bianca.
Dalla campagna di McCain, intanto, si cerca di limitare il danno, precisando che Davis dalla fine del 2006 è in aspettativa non pagata dalla ditta, di cui continua comunque possiede azioni. La notizia è comunque un duro colpo per la campagna repubblicana che nei giorni scorsi aveva messo in onda uno spot elettorale in cui si ricordava che Barack Obama si è avvalso dei consigli di Franklin Raines, ex direttore generale di Fannie Mae.
Affermazioni subito smentite sia dal democratico che da Raines.
Prima di essere assunto da Freddie Mac, dalla quale ha ricevuto in tutto circa 500mila dollari, Davis ha guadagnato circa due milioni di dollari come presidente, dal 2000 al 2005, della Homeownership alliance, un gruppo dilobby creato da Freddie Mac e Fannie Mae per fare pressioni affinchè non mutassero le leggi che le rendevano formalmente societá private dalla fine degli anni Sessanta con una linea di credito garantita per svolgere la loro «missione pubblica».

da ilsole24ore.it


Troppo ottimista, ho perso il buon senso e la misura delle cose italiane, davo per scontato un barlume di buonsenso che invece non c'è da tempo .

Alitalia è in fallimento (ed era ora!) con poco meno di 20.000 dipendenti gettati tutti sulla strada.
La cordata dei magnifici salvatori s'è ritirata. Passato la possibilità dell'affare, vista l'intransigenza del sindacato piloti, ha rimesso il portafoglio in tasca. Sembrava davvero un affare, non senza qualche spintone furbo, e invece s'è rivelato un calesse.
C'è da capirli o si va sul certo o ciccia.

Quello che mai si capirà in questa vicenda ventennale è l'affossamento da parte sindacale dell'offerta KLM e il successivo gradimento (ben più oneroso) dell'offerta del CAI. Chi ha affossato l'operazione KLM ora era favorevole a quella del CAI ... e, oggi, viceversa. Berlusconi e i sindacati, una bella accoppiata di pazzi.

Una storia tutta italiana di privilegi e astuzie di piccolo cabotaggio, tritata e ritritata fino alla follia e poi scaricata sulle spalle dei contribuenti . La cassa integrazione esiste ancora, per fortuna, ma certo ora è un esercito quello che vi farà ricorso.

Non dispiace per nulla per quella casticciuola ricattatoria di impomatati e abbronzati piloti con codazzo di harem di assistenti giulive, che tirano sempre la corda . Dispiace per altri, che a questi si erano accodati condividendone arroganza e potere di interdizione e ora si trovano in mezzo alla strada, spesso non senza colpa. Non sono i soli. Gli unici ad essere indenni sono i megadirigenti di politica nomina, succedutisi con liquidazioni milionarie in poco tempo.

Nemmeno dispiace per le conseguenze disastrose che il sindacato (CGIL, UIL E CISL hanno mai rappresentat niente in questo mondo dalle ali bruciacchiate) dovrà sopportare nelle relazioni. Da tempo il sindacato consociativo e di pensionati è lontano da quel che accade , anni luce, come una navetta spaziale lanciata verso Plutone.

Sì, ha ragione Spinettà ( Airfrance) , ma non è l'Alitalia che necessita di un esorcista: è tutto il paese che ne ha necessità. Nemmeno le prediche e le preghiere papali sono più sufficienti, figuriamoci quelle di Berlusconi e del sindacato.

Ma qualcosa succederà, i miracoli son sempre alle porte e in fondo tra uno spezzatino e l'altro nel ridotto patrimonio Alitalia ancora qualcosa c'è.
Le condizioni ? Peggiori, indubbiamente al ribasso.

Amen.


A Brescia è crollato un mito.
Nella città dove all’inizio del 2000 i soldi giravano più veloci della luce, sta per saltare in aria ( Emilio ) Chicco Gnutti, il finanziere che il 7 agosto compirà 61 anni.

Per quel giorno Chicco ha già organizzato la festa del suo compleanno nell’albergo austriaco dove passa le vacanze insieme alla famiglia e agli amici più fidati. Di amici ne sono rimasti pochi perché le grandi famiglie (Lonati, Bossi, Bertoli, Marniga) che gli hanno messo i soldi tra le mani si stanno leccando le ferite per il disastro finanziario di Hopa, la holding con la quale il bresciano ha moltiplicato i pani e pesci.
Ripetutamente indagato per insider trading e condannato in due casi, Gnutti era socio di riferimento , tramite partecipazioni a cascata e incrociate di Hopa spa, Bell, GP finanziaria, Fingruppo e altre finanziarie, tutte società non quotate, nonchè consigliere in numerosi consigli di amministrazione di banche, finanziarie e assicurazioni.

In Hopa finanziaria il 30 % delle quote era detenuta da Antonveneta, Bpi, Unipol e Montepaschi. Nel 2007 si tento' di avviare una fusione tra Hopa e Mittel, altra finanziaria "cattolica" bresciana con a capo Bazoli , ma l'operazione non ando' in porto perche' il nucleo duro di Fingruppo e GP finanziaria esigevano un premio ritenuto eccessivo.

Adesso sta per arrivare il tramonto di tutti i sogni di quest’uomo che secondo i giornali americani aveva un patrimonio di circa 1 miliardo di dollari. Gnutti è stato coinvolto in numerose scalate e la più clamorosa è stata quella del ’99 con un’Opa da 52 miliardi su Telecom Italia dove si è trovato accanto a Roberto Colaninno e poi nel 2001 ha ceduto l’azienda a Marco Tronchetti Provera.

Il finanziere che passeggiava sottobraccio a Fiorani e Consorte, ha ricevuto ieri la notizia che la Procura di Brescia ha depositato istanza di fallimento nei confronti di Fingruppo, la holding nella quale si ritrovano i soci bresciani di Hopa e HI-Spring, un’altra società costruita con gli imprenditori amici.

La sequenza delle disavventure finanziarie di Chicco che nel suo garage ha una collezione meravigliosa di auto antiche, è iniziata quando è saltata la trattativa per fondere la sua Hopa con la Mittel di Bazoli.
L’uomo è provato da cinque by-pass e da 22 casi di sospetto insider segnalati fin dal 2005 dalla Consob sull’operazione Antonveneta. E a difenderlo non c’è più nessun politico, nemmeno Massimo D’Alema che non si è mai scandalizzato dei suoi rapporti con gli avventurosi bresciani.
Men che meno l'ex sindaco di Brescia (ora parlamentare PD) Paolo Corsini che pure ricevette un piccolo finanziamento per la campagna elettorale come sindaco.

Nel 1996 , in uno dei primi libri italiani di Analisi Tecnica, Achille Fornasini ringraziava Emilio Gnutti : "... Poiché i suoi modelli di comportamento non sono per nulla generalizzabili, non escludo di scrivere un libro su di Lui.".
Chissà se lo sta scrivendo.

Comune di Milano - Bilancio triennale Preventivo 2008-2010
sommario delle uscite previste
clicca sull'immagine per ingrandire

Se volete non chiamatelo buco, chiamateli, se volete, solo debiti. E' più tranquillizzante, se così vi aggrada e vi rende felici.

La città meneghina prevede il suo indebitamento per il prossimo triennio e si scopre che su ogni testa milanese grava un debito pro capite di 10.000 mila euro.
Una cosa spaventosa , da bancarotta, che costa all'Italia 28.000 miliardi di vecchie lire, appena lenite dall'avanzo di bilancio consuntivo del 2007, sbandierato in pompa magna dal sindaco Letizia Moratti.
Non esiste nel Mondo nessun indebitamento di tale portata di un ente locale.

13,8 miliardi di uscite previste nel 2008, 15,6 per il 2009 (due miliardi in piu' ovvero quasi il 20 %), 13,18 miliardi nel 2010. In pratica in media sempre 10.000 euro a testa per il 1.300.000 cittadini d Milano. E badate bene, si tratta solo di previsioni.
Un vero disastro per i conti comune più ricco d'Italia, ben peggiore di quelli della Capitale.

A confronto il buco di bilancio di Roma è cosa ridicola (è quasi la metà il debito , con il doppio di residenti), tanto quanto è ridicolo l'articolo di Bruno Giordano, che nessuno della trasmissione di Lucignolo rimpiange. Un vero Alieno del giornalismo prestato a "il Giornale".

Ovviamente si tratta di una iperbole ....


Si ricomincia con eccessi di ogni tipo, l'ultimo è quello di Alemanno sul buco di Roma, rimpallato sui quotidiani a titoli sensazionali. Il bilancio della Capitale avrebbe un buco, secondo la stampa , in cifra oscillante tra 6 e 9 miliardi di euro. Una cosa spaventosa, non c'è che dire.
Peccato che in realtà non si tratti di un deficit, ma di un indebitamento o di impieghi previsti.
Nessuno in Italia legge o sa leggere un bilancio, figuriamoci i rappresentanti politici e i giornalisti tromboni.

Poi sulla stampa e per Berlusconi il Buco da fallimento diviene un indebitamento pazzesco. Si puo' ben discutere, ma si tratta di un indebitamento, oltretutto non più pazzesco di quello di altri comuni Italiani, ancor prima che europei.

"Berlusconi espone le sue preoccupazioni sul bilancio del Campidoglio spiegando di aver ''fotografato un'emergenza che mi ha stranito: in nessuna citta' di Europa ci possono essere debiti per 16.000 miliardi di vecchie lire, e' una cosa che mai avrei immaginato, francamente incredibile, e' un emergenza e spero che quello che accade non sia vero."

Tanto inimmaginabile che...
Milano: bilancio previsionale triennale
Totale uscite previste per il 2008: 13,600 miliardi, pari a 27.ooo miliardi delle vecchie lire.

Il debito italiano è elevato ovunque, fatto da tante finanze allegre. Iniziò negli anni '80 quando la classe politica e numerosi teorici sostenevano che la necessità del pareggio del bilancio era un fatto tendenziale, non un imperativo di breve respiro. Talmente tendenziale che da allora non ha fatto che allargarsi, per trent'anni. I responsabili di quella folle idea son sempre li', tra le pieghe di raggruppamenti politici diversi. Qualcuno è morto in contumacia. Sarebbe ora di metterci un rimedio, ma gabolare un indebitamento, sempre eccessivo, per un deficit maturato in quattro e quattr'otto è una una battuta ad uso mediatico.

Non c'è tregua, siamo al falso quotidiano, alla turlupinatura permanente. Esattamente come nel 2001.


E sì siamo mlconci.
L'autorevo le Corriere della Sera fa' le pulci ha il ministero dell'Itruzzione (pubblica è stato abolito) per via di una noteovole trascurateza nelle trace dele prove di maturita.
Poi apre anche un vero e propio processo al Ministero e scrive beato : " Tracce sbagliate, cade la prima teste", che non è un plurale, ma prprio uno svarione.

Clopa dei correttori automatici, dei thesaursus, o della fretta on line?

Per nick opto per la fretta. Chi è senza peccato scagli la prima pietra.

morti per infortuni sul lavoro in Italia 1951-2007
valori assoluti - fonte Inail


Tutto è iniziato da un monito del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel 2006, seguito da un reiterato monito nel 2007 e dalla commozione per la tragedia della Tyssen alla fine del 2007. Da allora ogni caso di morte sul lavoro è seguito dalla stampa con titoli cubitali, condito da strazianti commenti .
Ogni morte violenta è ovviamente un disastro, una disfatta delle relazioni sociali . E' bene se ne parli e se ne scriva, ma le cose non stanno per nulla come appaiono sulle prime pagine della informazione.
Ci sono diverse accentuazioni possibili, ma le fotografie statistiche sono assolutamente contrarie a quel che si legge sulle colonne dei quotidiani o si apprende nella cronaca dai telegiornali.

  1. le statistiche Inail (Istituto Nazionale Assicurazioni Infortuni sul Lavoro), la fonte statistica più attendibile e precisa, testimoniano che le denunce per infortuni mortali in valori assoluti sono decrescenti dal 1961. Analoga campagna stampa a quella attuale sugli infortuni non si ritrova nemmeno nel decennio degli anni '80 quando in realta' gli infortuni mortali crebbero in Italia del 50 % in pochi anni;
  2. i tassi di morte sui luoghi di lavoro, calcolati per milione di ore lavorate o per 100.000 addetti, decrescono anche in valori relativi in modo del tutto simile ai valori assoluti;
  3. i cosidetti omicidi bianchi si condensano in un polo tecnologico e in un polo organizzativo: più della metà avvengono nell'industria delle costruzioni , i 2/3 nelle aziende al di sotto dei 15 addetti; le grandi e medie imprese sono responsabili di eventi nefasti che hanno semplicemente maggior stampa; tragedie eclatanti e impressionanti, ma per nulla caratterizzate da maggior frequenza;
  4. c'è una codevianza parallela tra casi di morti sul lavoro e lavoro irregolare e/o in nero , al contrario degli infortuni che sfuggono, le morti non sfuggono anche se si lavora in nero;
  5. i tassi armonizzati degli "omicidi bianchi" rivelano l'Italia uno dei paesi sicuramente più virtuosi della Unione Europea, ormai costantemente sotto la media europea (di poco); lavorare in Austria o Spagna è assai più rischioso, la Svezia indubbiamente meno rischioso;
  6. gli infortuni mortali sul lavoro sono pressochè invariati dal 2000 al 2007, non è vero che crescono;
  7. esiste una lenta sostituzione dei luoghi di infortunio: da tempo e lentamente assume sempre maggior peso il caso di decesso in itinere (spostamento nell'ambito di una mansione nel viaggio da / verso il lavoro) rispetto a quello tradizionale del lavoro operaio . In altre parole si puo' sostenere che ci siano decessi causati da incidenti stradali (caso che spesso sfugge all'Inail), anche non rilevat dall'inail; giusto di passaggio rammento che morti per incidenti stradali sonooltre 6.000 all'anno (5 volte superiori a quelli del lavoro) e che riguardano anche figure professionali ,non rilevate dall'INAIL, che confinano più con il lavoro autonomo che non con il lavoro dipendente.

Ce n'è abbastanza, penso, per sostenere che anche la campagna contro le morti nei luoghi di lavoro, sempre troppe ovunque finchè non si riducono a zero, non ha a che vedere con alcuna forma di stragismo e rappresenta un altro esempio di una politica e di stampa che fabbricano sensazionalismo , ravvivano riflessi condizionati mai sopiti ma errati, e soprattutto alimentano emergenze dubbie, piuttosto che a risolvere o sollecitare riflessioni su questioni scottanti.

La sicurezza sul lavoro è indubbiamente un fatto importante, ma riguarda piu' i 900.000 infortuni non mortali, comprensivi di inabilità permanenti, che i cosidetti omicidi bianchi. Nel 1951 c'erano 4,8 morti ogni mille infortuni denunciati , oggi siamo a 1,4 ogni 1000 infortuni sul lavoro di ogni genere. Quello che merita un supplemento di attenzione quindi è l'infortunio "normale", che di fatto è diminuito proporzionalmente troppo poco in 60 anni e che non è detto provochi meno tragedie sociali e individuali di un decesso.


Infortuni sul lavoro per ogni causa in Italia, dati complessivi
1951-2005

A margine una sola osservazione aggiuntiva: in momenti di boom economico o di ripresa economica sono caratterizzati da un aumento delle morti sul lavoro , tranne nell'andamento molto smorzato dell'ultimo decennio (1995-2005) , segnato dalla introduzione della legge 626 .

fonti: statistiche INAIL


*******

L'idea dell'attivissimo ministro della Difesa La Russa di militarizzare il controllo antinfortunistico con un nucleo speciale dei Carabinieri è una limpido esempio di demagogia insensata. I suoi riterati tentativi di militarizzare il territorio italiano con l'Esercito, facendo leva sulla presunta necessità di sicurezza dei cittadini, pare ormai anche piuttosto pericoloso.
Il suo è un salto mentale che non ci auguriamo.


INFORTUNI: LA RUSSA, A BREVE NUCLEO CARABINIERI CONTRO INCIDENTI LAVORO
Bruxelles, 13 giu. - (Adnkronos/Aki) - Il ministro della Difesa Ignazio La Russa intende "accelerare l'istituzione di un nucleo speciale di Carabinieri sugli incidenti sul lavoro". Lo ha annunciato lo stesso ministro, a Bruxelles per partecipare al Consiglio Atlantico della Nato. "Per noi - ha spiegato - il tema della sicurezza sul lavoro va tenuto allo stesso livello della sicurezza contro la criminalita', dobbiamo fare un salto mentale".

(Gdr/Gs/Adnkronos)



L'autrevole il Sole 24 ore segnala oggi il sito evasori.info .
L'idea dell'iniziativa è quella di mappare sul territorio italiano i casi di evasione fiscale usufruendo anche della tecnologia di Google Map.
Il denunciate immette luogo e cifra dell'evasione sperimentata e il sito si incarica di segnalare la casistica anonima sul territorio insieme elementari statistiche per categorie e province.

Ovviamente il meccanismo non è perfetto e si presta anche a qualche forma di rinvincita trasversale, tuttavia quel che ne esce dopo più di 1500 interventi è che le categorie sono sempre le medesime: dentisti e medici, consulenti legali, settore costruzioni, ristoranti-bar.
Le somme sono di conseguenza.

Il meccanismo potrebbe essere perfezionato leggermente, distinguendo tra evasione totale e sottofatturazione. Ne uscirebbero credo cose interessanti, essendo la sottofatturazione il caso piu' diffuso di evasione, concordata tra le parti.

Il sito è condotto amatorialmente, ma l'iniziativa è indubbiamente interessante e intelligente.



Recent Comments