La suggestione di Rignano Flaminio, come ti influenzo il bimbo
oops ! Zen lento tags: Rignano FlaminioRomaAl terzo piano di Palazzo Chigi, nella stanza del sottosegretario con delega alla famiglia Carlo Giovanardi, alle 20.30 va in onda un film dell’orrore. Sulla parete dell’ufficio, un proiettore mostra il video girato dai genitori dei bambini che avrebbero subito abusi nell’asilo Olga Rovere di Rignano Flaminio.L’ufficio di Giovanardi pullula di parlamentari: Mariella Bocciardo, Elena Centemero, Gabriella Carlucci e Giancarlo Mazzuca del Pdl, Paola Binetti del Pd. Prima che le immagini comincino a scorrere, Giovanardi spiega: «Vedrete un video che dimostra la violazione delle più elementari norme scientifiche “d’approccio” ai racconti di bambini che hanno 4-5 anni. L’induzione è lampante. I bimbi rispondono alle domande insistenti dei genitori per sfinimento. Rispondono alla fine come vuole il papà, quasi per non dispiacerlo, perché talvolta nell’interrogatorio i genitori si spazientiscono pure».Parte il video, cala il silenzio. La prima inquadratura è su una bambina con un vestitino, lunghi riccioli neri, sorriso e voglia di giocare. Il primo incontro registrato è del 16 luglio 2006. Il secondo è del 22 luglio.Il padre stringe una bambola Barbie, che chiama «la fatina», e un papero di peluche.Padre: «Chi ti faceva la bua?».Bambina: (ride) «Nessuno».P: «Chi faceva la bua agli amichetti tuoi?».B: «Il drago». P: «La fatina ti ha fatto una domanda precisa. Vuoi fare questi benedetti nomi di chi ti faceva la bua a te e agli amichetti tuoi?». B: «Il drago e Polifemo».Giovanardi spiega ai presenti che «è da questo video che è stato dato il la a tutta l’inchiesta».Il filmato prosegue.Il padre si spazientisce: «Mi hai detto che oltre al drago c’erano dei cattivi che vi facevano la bua».B: «No, no...».Il padre allora imita la voce della Fatina: «Che ti avevo detto? N. è una bugiarda! Sei una bugiarda».B: «No, io non sono una bugiarda, sei tu bugiardo». P: «Tu sei stata una bugiarda! Hai detto che Patrizia faceva la bua ai bimbi?»,B: «No, no».La Centemero scuote la testa, la Carlucci si mette le mani sul viso e mormora: «Non è possibile».Ma il «film» non è finito:Bambina: «Guarda che cavalli belli che ho!».P: «Giocavate a cavallo a scuola? (...) E dai, dimmi, per me è molto importante».B: «Giocavamo a Pinocchio, poi ai cavalli» (...)Padre: «C’erano persone che ti davano fastidio? Papà te li manda via».B. «Non te lo dico».P: «Ti facevano le totò?».B: «Sì, le totò».P: «Papà è forte, guarda che muscoli che ha. E ha tanti amici che vogliono bene a te. Quindi mi devi dire a me...».B: «Sono due cavallucci...».P: «Ma c’era qualcuno che ti faceva la bua?».B: «Basta papà mi stai a stanca’». La Binetti mormora: «Povera bambina». Il padre insiste: «Mi dici se qualcuno vi ha fatto male?».La bambina replica stizzita: «Papà zitto, non mi fido, dai, giochiamo».Il padre conclude: «Come psicologo sono una frana».Carmelo Lopriore, che di mestiere invece fa proprio lo psicologo, è lì nel gruppo di spettatori, e annuisce: «Ha proprio ragione, ma come si fa a fare certe domande?».Domande che non sono finite.Ancora il padre: «Ci sono tanti bambini che stanno piangendo, persone grandi hanno fatto fare giochi brutti», insiste rivolto alla figlia, che replica disarmante: «Non lo so».Giovanardi in una pausa attacca il gip (Mansi, ndr) : «Ha sostenuto che in questi video non c’è finzione, non c’è suggestione... è assurdo». Lo interrompe Luciano: «Sono tutte domande suggestive, tutte suggerimenti... Non c’è una prova di queste asserite violenze, addirittura uno dei genitori che ha denunciato gestisce un sexy shop online».«Lo sai chi le dice le bugie?», dice ancora la voce del papà.«Tu dici le bugie», replica la piccola.«A mamma. Hai voglia. Tante gliene ho dette a mamma», scherza lui,e la bimba lo gela: «Non si fa».Dopo mezz’ora si riaccendono le luci, i parlamentari e gli altri ospiti sono increduli, si scambiano commenti durissimi all’indirizzo della psicologa che ha gestito i primi interrogatori «veri» per conto della Procura di Tivoli. Qualcuno ricorda che solo per aver visto un bambino soffiare dal naso tappandosi le orecchie, la donna aveva sostenuto che fosse una manifestazione legata alla sfera del piacere omosessuale. La Binetti sbotta: «Andrebbe fatto vedere questo video, proteggendo la bimba». Ma non si può. E la serata si chiude con un appuntamento: tutti i parlamentari a settembre andranno a Rignano Flaminio a portare solidarietà alle maestre e a seguire il caso da vicino, per accertarsi che il procedimento si svolga su elementi concreti.Più di questi video.
Come spesso accade molte cose sono già scritte, molto meglio di quanto il sottoscritto sappia fare.
Questo è un articolo apparso il 21 maggio 2009 (oggi) su il Sole 24 ore, per la penna di Martin Wolf, columnist del Finacial Times, dedicato al futuro del capitalismo e della economia mondiale.
Condividendo praticamente tutto quel che si vede nella sfera di cristallo, non mi resta che pubblicarlo integralmente. Aggiungerei solo due note sulla inflazione prossima ventura lasciata ottimisticamente in secondo piano, ma per me largamente inevitabile proprio per via degli strumenti monetari messi in cantiere dai governi e per la necessità di avviare un meccanismo silenzioso della ripresa dei consumi e di ripartizione del debito.
Il ciclo di sostituzione delle scorte è proprio quello che assicura la primaverina dei corsi a cui assistiamo in questo momento, ma anche quello che fisiologicamente ha tutta l'aria di assestarsi in uno stock inferiore agli anni precedenti. Finirà presto.
La crisi che stiamo vivendo è uno spartiacque? Da una parte la globalizzazione trainata dal mercato, il capitalismo finanziario e il predominio dell'Occidente, e dall'altra il protezionismo, la regolamentazione e il predominio dell'Asia?da: ilsole24ore
Oppure gli storici giungeranno alla conclusione che si è trattato di un evento provocato da pochi scriteriati, di scarsa importanza? Io prevedo che sarà un po' l'una e un po' l'altra cosa. Non è una Grande Depressione, grazie alla ferrea determinazione con cui hanno reagito gli Stati, e non è nemmeno il 1989 del capitalismo.
Andiamo a vedere cosa sappiamo e cosa no sull'impatto della crisi sull'economia, la finanza, il capitalismo, lo Stato, la globalizzazione e la geopolitica. Per quanto riguarda l'economia, sappiamo già cinque cose importanti.
Primo: quando gli Stati Uniti si beccano la polmonite, tutti quanti si ammalano. Secondo: questa è la crisi economica più grave dagli anni 30.
Terzo: la crisi è globale, con effetti particolarmente gravi sui Paesi specializzati nell'esportazione di prodotti lavorati o che fanno affidamento su importazioni nette di capitali.
Quarto: i responsabili politici hanno messo in campo contro questa crisi misure di stimolo monetarie e di bilancio e interventi di salvataggio finanziari senza precedenti. Infine, tutti questi sforzi alcuni risultati li hanno prodotti: la fiducia sta tornando e il ciclo di sostituzione delle scorte dovrebbe apportare un certo sollievo. Come ha sottolineato il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, l'economia globale è «vicina al punto di svolta», intendendo che la discesa dell'economia sta rallentando.
È prevedibile anche che saranno gli Stati Uniti a guidare la ripresa. Gli Usa sono tornati a essere il Paese più keynesiano del mondo industrializzato. Ed è prevedibile anche che la Cina, con il suo imponente piano di rilancio, risulterà l'economia di maggior successo di tutto il pianeta.
Sfortunatamente, ci sono almeno tre cose che non possiamo sapere. Gli eccezionali livelli d'indebitamento e la caduta del patrimonio netto genereranno nelle famiglie, prima abituate a spendere molto per i consumi, un marcato incremento del desiderio di risparmio, ma in quale misura? Fino a quando si riuscirà ad andare avanti con questi deficit di bilancio prima che i mercati chiedano una compensazione maggiore per il rischio? Le Banche centrali riusciranno a trovare una via d'uscita non inflazionistica dalle politiche non convenzionali?
Nel campo della finanza, la fiducia sta tornando, con gli spread tra attività sicure e attività a rischio che stanno scendendo a livelli meno anomali, e con un (modesto) recupero dei mercati. L'amministrazione statunitense ha accertato che il suo sistema bancario è in condizioni di salute ragionevoli. Ma la situazione patrimoniale del settore finanziario è esplosa negli ultimi decenni e la solvibilità dei debitori è seriamente menomata.
È prevedibile che la finanza riesca a rimettersi in moto negli anni a venire. Ma è prevedibile anche che i giorni di gloria resteranno irraggiungibili per decenni, almeno in Occidente. Non sappiamo fino a che punto si spingeranno la riduzione della leva creditizia e la conseguente deflazione del bilancio. E non sappiamo nemmeno se e in che misura il settore finanziario riuscirà a rintuzzare i tentativi d'imporre un regime di regole più efficace.
I politici, costretti a venire in soccorso di un sistema finanziario sovraccarico d'istituti giudicati troppo grandi e intrecciati fra loro per fallire, dovrebbero aver imparato la lezione. Il mio timore è che gli interessi concentrati prevalgano sull'interesse generale.
E per quanto riguarda il futuro del capitalismo? Se la caverà. La fede di Cina e India nell'economia di mercato non è stata intaccata da questa crisi, anche se sia Pechino che New Delhi guardano con più timore a una finanza senza freni. I fautori del libero mercato insisteranno che il fallimento è da attribuire più agli errori degli organismi di regolamentazione che ai mercati.
C'è una grande verità in questa tesi: le banche, dopo tutto, sono gli istituti finanziari più regolamentati di tutti. Ma è un'argomentazione che politicamente è destinata a cadere nel vuoto. Pochi ormai sono disposti a lasciare carta bianca alle forze del mercato nel campo della finanza.
È prevedibile, quindi, che l'epoca di un modello egemonico di economia di mercato ormai sia tramontata. Le nazioni, come hanno sempre fatto, adatteranno l'economia di mercato alle proprie tradizioni.
Ma lo faranno con maggiore sicurezza. Come avrebbe detto Mao Zedong, «che cento fiori capitalistici fioriscano». Un mondo con tanti capitalismi può essere insidioso, ma divertente.
Meno chiare sono le implicazioni per quel che riguarda la globalizzazione. Sappiamo che l'imponente iniezione di fondi pubblici ha parzialmente "deglobalizzato" la finanza, con costi notevoli per i paesi emergenti. Sappiamo anche che l'intervento pubblico nell'industria ha assunto forti connotazioni nazionalistiche. E sappiamo anche che difficilmente gli esponenti politici saranno disposti ad assumere posizioni impopolari in favore del libero scambio.
La maggior parte dei paesi emergenti arriverà alla conclusione che accumulare grandi riserve di valuta estera e contenere il deficit delle partite correnti sia una strategia assennata. E questo probabilmente genererà un'altra tornata di squilibri globali destabilizzanti. Tutto ciò appare come l'inevitabile risultato di un ordine monetario internazionale difettoso.
Non sappiamo se la globalizzazione riuscirà a uscire indenne da questa crisi. Io sono speranzoso, ma non tanto fiducioso.
Nel frattempo lo Stato è tornato in scena, ma la sua posizione finanziaria appare sempre più precaria. Il rapporto tra debito pubblico e Pil sembra destinato a raddoppiare in molti paesi avanzati: l'impatto di una grave crisi finanziaria sui bilanci pubblici può equivalere, come ci hanno ricordato, a quello di una grande guerra.
E dunque si tratta di un disastro che i governi di economie avanzate, a crescita lenta, non possono permettersi di veder ripetere nell'arco di una stessa generazione. Il lascito della crisi imporrà dei limiti alle spese allegre. Lo sforzo per consolidare i bilanci pubblici dominerà la scena politica per anni, forse per decenni. Lo Stato dunque è tornato, ma sarà uno Stato ficcanaso, non uno Stato spendaccione.
Last but not least, che conseguenze avrà la crisi sull'ordine politico globale? Da questo punto di vista sappiamo tre cose importanti. La prima è che la convinzione che l'Occidente, per quanto inviso al resto del mondo, sapesse almeno come gestire un sistema finanziario sofisticato è venuta meno. La crisi ha intaccato pesantemente in particolare il prestigio degli Stati Uniti, anche se lo stile del nuovo presidente sicuramente gioca un ruolo positivo.
La seconda è che i paesi emergenti, e in particolare la Cina, ormai sono protagonisti a pieno titolo della scena, come ha dimostrato la decisione di tenere due incontri importanti del G-20 a livello di capi di governo. Questi paesi ormai sono elementi vitali della politica globale.
La terza è che si sta cercando di rinnovare la governance globale, in particolare incrementando le risorse destinate all'Fmi e discutendo delle modifiche da apportare alla ponderazione dei voti dei paesi membri dell'istituzione.
Al momento non sappiamo in che misura l'ordine politico globale uscirà trasformato da questa crisi, possiamo solo tirare a indovinare. Gli Stati Uniti probabilmente emergeranno come il leader indispensabile, spogliati delle illusioni della "fase unipolare". Il rapporto tra Usa e Cina diventerà più importante, con l'India in attesa sullo sfondo. Sicuramente cresceranno il peso economico relativo e il potere dei colossi asiatici. L'Europa, nel frattempo, non sta vivendo bene la crisi. L'economia e il sistema finanziario del Vecchio continente si sono rivelati molto più vulnerabili di quello che molti si aspettavano. Ma ancora non sappiamo se le istituzioni per la cooperazione internazionale che usciranno da questi sforzi di rinnovamento e riequilibrio rispecchieranno le nuove realtà.
Qual è la conclusione? La mia ipotesi è che questa crisi ha accelerato determinate tendenze e ha dimostrato che altre tendenze - in particolare nel settore del credito - erano insostenibili. Ha intaccato la reputazione della scienza economica. Lascerà strascichi amari per il pianeta. Ma forse non segnerà uno spartiacque storico. Parafrasando quello che diceva il popolo quando moriva un re: «Il capitalismo è morto, lunga vita al capitalismo».
"Posso palpare un po' la signora?" Con questa frase - pronunciata con il sorriso sulle labbra - il premier Silvio Berlusconi ha salutato l'assessore provinciale alle pari opportunità, Lia Beltrami, in occasione di una foto ufficiale scattata tra le rovine del terremoto in Abruzzo.
Era il 25 aprile scorso e la frase non è sfuggita alle telecamere di Tca - emittente locale trentina - che stava seguendo l'attività dei volontari trentini impegnati a Bazzano, località colpita dal sisma alla periferia de L'Aquila. Nelle immagini si vedono numerosi vigili del fuoco che si mettono in posa per una foto ricordo assieme al presidente del consiglio, quindi si sente distintamente il premier chiedere: "Posso palpare un po' la signora?". Risate imbarazzate, Berlusconi si mette in posa dietro l'assessore Beltrami (Udc) tenendole una mano sulla spalla, in confidenza. Infine una stretta di mano e un ringraziamento ai volontari della protezione civile.
La signora, 41 anni, sposata, 2 figli, fresca di nomina in giunta provinciale, non ha gradito. Anzi, sul momento non voleva credere di aver sentito quelle parole, ma alla fine ha confermato: "Berlusconi ha detto proprio così".
Lia Beltrami aveva chiesto la riservatezza sull'episodio per non mettere in secondo piano - "con un inutile gossip" - il lavoro dei volontari trentini in Abruzzo. L'intenzione era anche quella di non strumentalizzare l'episodio durante la campagna elettorali per le elezioni comunali di Trento (vinte domenica dal centro sinistra con un larghissimo vantaggio), ma il giorno dopo il voto la notizia è trapelata con la messa in onda del video imbarazzante.
da: http://trentinocorrierealpi.gelocal.it/multimedia
Mi hanno tirato le orecchie, l'idea di una patrimoniale non va giù.
Guardiamo le cose infaccia: abbiamo un deficit statale stratosferico che produce interessi crescenti. I capitali necessari per una ricostruzione non ci sono per una seria politica economica. Tutto vien speso al servizio della spesa corrente , del debito che si autoalimenta e delle emergenze; una parte del paese è scarsamente produttiva e l'altra sottocapitalizzata.
Ci vengono tuttavia recitati due narcotici mantra:
- l'indebitamento riguarda lo Stato, non le famiglie e questo ci garantirà una ripresa veloce e duratura. Ovviamente è la situazione speculare a quella Usa (famiglie indebitate e stato appena di meno) che poi è sfociata nei debiti gemelli crescenti. Ma il mantra nostrano è già un falso all'origine: dà per scontato che il debito pubblico non si espanda al privato, cosa vera solo se fosse di breve periodo, una necessità transitoria.
Ma da noi dura e peggiora da 25 anni...
- la crisi c'è ma non è poi così grave e riguarda gli altri. E' il secondo narcotico mantra. Di questo fa piazza pulita il Tesoro stesso con dati quasi agghiaccianti sul debito/pil già al 114 % quest'anno, ma 117 % il prossimo ; disavanzo al 4,6%. Ciliegina sulla torta disoccupazione all'8,6%.
Ma al Tesoro il mantra è di casa: "Non ci sono in Italia squilibri interni che hanno contribuito ad appesantire, e in alcuni casi hanno determinato, l'attuale congiuntura sfavorevole di altri Paesi. Questo - viene sottolineato - lascia pensare che, non appena sarà superata l'attuale fase di difficoltà della domanda mondiale, l'economia italiana potrà contare su una base più solida per la sua ripresa."
Clap, clap.
La domanda è semplice: si può raccogliere capitali con debiti crescenti , capitali decrescenti e redditi ristagnanti e entrate fiscali decrescenti, attendendo mani in mano che la situazione mondiale migliori ?
Non si può, è pura utopia per un paese oltretutto con questi problemi: crescita demografica assicurata dal solo saldo migratorio in presenza di un invecchiamento della popolazione, imprese minuscole e comunque tutte sottocapitalizzate e dipendenti dal credito di fornitura, investimenti in ricerca e sviluppo pari quasi a zero, disoccupazione(palese più nascosta) crescente , produttività decrescente e produzioni grandemente delocalizzate, evasione fiscale ben sopra la media mondiale, chiusura progressiva di aziende, grandi imprese in mano alle banche e comunque dipendenti dalla commesse dello stato, dipendenza energetica.
Assolutamente impossibile, a meno di fare un po' di scorte, la dove c'è un po' di grasso.
E la FIAT !??. Chiedetelo al governo USA, per quel che si vede la Fiat non spende quasi una lira. Una Alitalia (molto più chiara) d'oltreoceano.
Piuttosto che spot, non sarebbe meglio darsi la sveglia ?
Caro Stato vuoi soldi certi ?... imposta patrimoniale
oops ! Zen lento tags: Economia, Politica e Società
Gli stati si indebitano, compreso quello italiano già fragile. Il Pil diminuisce, la disoccupazione aumenta, la produzione crolla e i consumi si contraggono. Un po' per la follia finanziaria, un po' per l'aumento spropositato della disuguaglianza nel percepire i redditi (dimmi come mangi e ti diro' chi sei), un po' perchè viviamo da tempo in una situazione di sovrapproduzione di beni malamente distribuiti.
Io ho tre frullatori e a 100 mt da me conosco persone che ne hanno manco uno.
In una simile situazione, sopratutto nell'Italia delle crescenti disparità di reddito, le entrate tributarie al servizio del debito e delle spese sono sempre più incerte.
Le misure tampone italiane , i cerotti, i "soldi veri" che non si vedono, portano a nulla se non a spendere inutilmente in elemosine mediatiche. Tutto questo, sempre in Italia" si innesta su una crescita demografica zero (a parte le immigrazioni) e su un sistema produttivo fragile: molte piccole aziende sottocapitalizzate da sempre e spesso scarsamente competitive, grandi industrie sulla punta delle dita in difficoltà gigantesche, bisognose anch'esse di assistenza finanziaria per mantenere la pace sociale.
Se le entrate sono incerte, quale sia una bozza di politica economica necessaria per riconvertire il Paese, occorre renderle certe .
C'è un solo modo: la imposta patrimoniale. E' certa e facilmente calcolabile.
Questa imposta è insopportabile per chi ha la capacità di reddito al lumicino e soprattutto invisa a chi ha ricchezze accumulate grazie al meccanismo perverso del turbocapitalismo morente.
Ma è anche l'unico modo certo per avere entrate certe nel tempo, per redistribuire reddito la dove lo si è concentrato con il laissez faire smodato.
L'Italia è terra di immigrazione, ma anche di emigrazione di giovani nauseati. Un paese di pensionati. Che si produce con i pensionati ? Debito , welfare, stanchezza. A cominciare dal Gotha della finanza , della economia e della politica.
Meno stato e più mercato è una formuletta ideologica, uno slogan, che ha fatto il suo tempo e ora grandi danni.
I nostri campioni del capitalismo devastato (tutti viventi su concessioni governative, tranne forse la FIAT e pochi altri) sono dei vecchi signori un po' tromboni, molto intrecciati fra loro, una oligarchia di vecchietti che mai accetterà una imposta patrimoniale per vocazione e ideologia.
Redistribuire la povertà gli va benone, farlo con la ricchezza non tanto. Non creano ricchezza, ma patrimoni personali, almeno negli ultimi 10 anni (e anche da prima).
E negli ultimi 10 anni, sicuro, debiti privati.
Non c'è altra strada per la certezza delle entrate che la reintroduzione della tassa patrimoniale, se non lo faranno i governanti attuali, che spargono ancora per un po' la narcosi dell'ultra liberismo mediatico camuffato da etiche improbabili , l'esasperazione crescente e palpabile glielo imporrà.
Sarebbe meglio prima che dopo, ma vai a farglielo capire ai vecchietti nostrani, nipotini ideologici di Bush.
(La borsa italiana , inutile parlarne. La peggiore tra quelle occidentali. Una lunga lista di perdite tra l'80 e il 95 %, con rarissime eccezioni proprio dove ancora è restato un minimo di mano pubblica , nell'energia. Testimonianza lampante del disastro sotto il naso e si finge di non vedere, ma tenta di esorcizzare.)
Si specula sulla morte e sulla vita (altrui) , ma il fine è evidentissimo.
Di questo passo, con queste accelerazioni e forzature, ben presto raggiungeremno il climax: quel momento in cui occorrerà verificare precipitosamente quali sono i militari lealisti e fedeli alla Costituzione.
Un traffico d'organi richiede: un trafficante, una vittima, un espiantatore, uno stoccaggio degli organi, una implementazione, forse un cadavere. Richiede comunque un attrezzatura sanitaria di un certo livello. Cosa si vuol sostenere, che le Asl o le cliniche private si dedicano al traffico d'organi?
L'Italia è ormai il paese degli allarmi e delle bufale, di chi la spara più grossa. Cosi' il Ministro dell'Interno, all'interno della campagna antimmigrazione e delle polemiche su Lampedusa , oggi se ne esce con una nuova e improvvisa trovata che ha la sua immediata collocazione in prima pagina.
"Il traffico d'organi di bambini esiste anche in Italia" . A dare l'allarme è il ministro dell'Interno Roberto Maroni intervenuto alla prima assemblea pubblica dell'Unicef a Roma. Nel nostro paese, ha riferito il ministro parlando della situazione dei bambini migranti, ci sono "evidenze di traffici di organi di minori che sono presenti e sono stati rintracciati sul territorio".
Tutto puo' essere, ma cos ìsi scriveva su Polizia Moderna nell' estate del 2008:
In Italia – rassicura Monaco – non ci sono casi accertati in via giudiziaria di traffico d’organi, ma anche su questo aspetto è indispensabile tenere alta la soglia di attenzione, considerata l’incidenza che il fenomeno ha all’estero».
Del resto la Polizia avvisa, sul suo sito, che non è documentato un solo caso di traffico d'organi di bambini in Italia.
Ci sonmo degli assertori di questa teoria, anche tra magistrati (donna), ma non c'e' alcun fatto al momento (nemmeno uno) che testimoni di un traffico d'organi di bambini, nè tantomento che i bambini scomparsi (e non ritrovati, che si contano sulle dita di due mani in vent'anni) siano stati rapiti per alimentare il traffico d'organi.
E' una bufala galattica che ormai alloggia ai vertici del Governo e ha tutta l'aria di alimentare il senso di repulsione verso l'immigrazione clandestina o meno in Italia e giustificare iniziative discriminatorie con il consenso della panza della popolazione. A suon di balle e con un progressivo imbarbarbarimento della coscienza.
"Ci sono evidenze", dice il ministro, allora ce le mostri , le indichi, le denunci in chiaro: casi , numeri, non linguaggi mafiosi e allusioni immaginifiche per battere le prime pagine.
Se la cantano e se la suonano: prima lo eleggono, poco dopo lo silurano, quindi visto che tutto è bloccato sciolgono la commissione. Il Parlamento conta ormai più nulla, tutte leggi ad hoc.
In Italia vige di fatto una una discreta (ma non invisibile) , diffusa, dittatura oligarchica.
Claudio Cerasa de "il Foglio", con Carlo Bonini de "la Repubblica", è stato uno dei pochissimi giornalisti che ai tempi, sulla notizia di Rignano Flaminio non si è buttato a pesce morto , ma ha fatto l'inviato mostrando tutto il suo scetticismo sui resoconti fantastici della stampa di allora, aprile-maggio 2007.
Da quel lavoro nacque anche un libro "Ho visto l'uomo nero" che venne ritirato dalla distribuzione per ordine della Magistratura , alla fine del 2007, su denuncia di un gruppo di genitori dei presunti bimbi abusati di Rignano Flaminio. Sostenevano, i genitori, che i bambini erano identificabili dalle iniziali. Un caso di Indice malaugurato e di iniziative speciosissime, visto che molti di quei genitori erano apparsi frequentemente in TV e quindi ampiamente identificabili.
Il libro fu dissequestrato nel febbraio del 2008.
Il fatto che rimane è che tutta quella vicenda fu un incredibile accozzaglia di dilettantismo professionale di giornalismo in agonia e di professionisti immeritatamente in prima pagina; vicenda montata anche da un voler apparire per avere giustizia che si trascina, ora appare chiarissmo, per le tortuosità dell'amministrazione della giustizia e per l'incaponimento di qualche sua frangia.
Volentieri, riporto il bilancio recente di Cerasa che riassume la incredibilevicenda alle soglie del processo ufficiale.
Il Foglio. "Rignano's Way"
Indagini, proscioglimenti, rinvii a giudizio, castelli e caccia alle streghe. Il passo lento della gogna mediatica spiegato a 38 km da Roma
C’avevano raccontato una storia diversa. C’avevano raccontato una storia dove tutto sembrava essere scritto prima ancora di poter avere in mano qualsiasi cosa: qualcosa come una foto, qualcosa come un video, qualcosa come una voce, qualcosa come un indizio, qualcosa come una prova che sia una. Una prova “seria e robusta”, come direbbero gli investigatori. Invece no. Invece sono passati quasi tre anni dal giorno in cui i genitori di Rignano Flaminio si sono ritrovati a parlare di abusi sessuali nella piccola caserma dei carabinieri di Bracciano.
Sono passati tre anni dal giorno in cui cinque famiglie sono arrivate lì, in quel paesino a trentanove chilometri da Roma, per scrivere il primo capitolo di quella storia infinita che è Rignano. Una storia che non potrà mai essere come le altre: non lo potrà mai essere perché non ci potrà mai essere nessuna reazione, nessuna dichiarazione e nessuna trasmissione che possa essere davvero razionale quando ci sono accuse che raccontano casi di bambini che sarebbero stati violentati, abusati e persino seviziati. E’ anche per questo che la storiaccia di Rignano, comunque la si guardi, brucia come un girone infernale, dove tutti i vizi, tutte le leggerezze, tutti gli errori e tutte le patologie di quel sistema che vive a cavallo tra il mondo della giustizia e quello dei media, dei giornali, della televisione, superano con più facilità i livelli di guardia. Ebbene, sono passati quasi tre anni e che cosa è successo? E’ successo che tre maestre, una bidella, un ex addetto a un distributore di benzina, un autore televisivo sono finiti in galera quasi un anno fa; è successo che quelle persone sono state scarcerate dopo quattordici giorni di detenzione; è successo che un collegio fatto di tre giudici, e poi una Corte di Cassazione, ha smontato passo per passo le pubbliche accuse sull’asilo degli orrori; è successo, inoltre, che da quasi un anno ci sono ventiquattro bambini interrogati da un tribunale – quello di Tivoli – dove ci sono avvocati, pm e consulenti che cercano di capire se in quella scuola, in quel paese, in quelle case, in quelle classi, in quelle strade a pochi minuti da Roma è successo davvero quello di cui abbiamo letto per mesi, mesi e mesi su ogni pagina di giornale. Se davvero le maestre davano quelle caramelle che facevano venire sonno.
Se davvero i bambini dovevano fare il gioco del lupo e dello scoiattolo. Se davvero facevano ogni volta un gioco diverso quando andavano a casa della maestra. Se davvero facevano il gioco del dottore, il gioco dello scatolone, il gioco del tavolo. Se davvero chi era più bravo vinceva merendine di cioccolata. Se davvero un uomo vestito di nero li faceva incappucciare tutti quanti, e gli faceva bere del liquido rosso. Se davvero venivano tutti narcotizzati per non sentire male. Se davvero, gli orchi, li prendevano e li portavano con un pulmino a casa di una delle insegnanti. Se davvero li mascheravano. Se davvero ne abusavano. Se davvero li violentavano. Ecco: in tre anni, nulla di tutto questo è stato pienamente dimostrato, ma ora che qualcuno ha parlato di “castelli”, ora che qualcun’altro ha parlato di “fortezze”, le indagini potranno andare avanti, e con ogni probabilità tra pochi giorni il pubblico ministero chiederà il rinvio a giudizio per quattro degli otto indagati. Perché le ultime notizie su Rignano Flaminio raccontano di un caso che sembra essersi improvvisamente riaperto, con quel casale di campagna “riconosciuto” come l’ultimo grande luogo dell’orrore.
Di nuovo, però, a Rignano non sembra esserci granché: in due anni di indagini è stato fatto tutto quello che si poteva fare, sono state perquisite decine di case, sono stati interrogati ventiquattro bambini, sono state fatte perizie e intercettazioni, sono state registrate conversazioni ambientali, sono state fatte analisi sui peluche trovati nelle case, sui capelli scovati nelle macchine, sui computer sequestrati negli appartamenti, e sono stati ascoltati genitori, maestre, supplenti, poliziotti e alla fine quello che resta di concreto sono però sempre e solo le parole, i racconti, i disegni e i video dei bambini. Nient’altro. Non sono state trovate foto e non ci sono immagini, non ci sono testimonianze, non ci sono registrazioni, non ci sono tracce di dna e non c’è nulla di sospetto che riesca a non dare l’impressione che quella di Rignano è sempre qualcosa di più simile a una vera caccia alle streghe. Perché c’è tutto nel caso di Rignano. C’è la storia delle famiglie convinte di aver subito un abuso che però non riescono a dimostrare. C’è la storia di un’accusa che diventa condanna ancora prima di diventare processo. C’è la storia di quindici bambini schiacciati dal peso di questa vera o presunta caccia alla streghe. C’è la storia del mostro che è mostro per quel che si dice su di lui, a prescindere da quello che ha realmente fatto. C’è la storia di sei persone che si sono improvvisamente ritrovate in galera senza una prova che sia altro che la parola di un bambino. C’è la storia di tanti papà e tante mamme che qualcosa hanno visto, che qualcosa hanno sentito, che da qualcosa saranno partiti, che – comunque andranno le cose – un soffio di male negli occhi e nelle parole dei propri figli l’avranno percepito, e per questo nessuno si sognerebbe mai di dire che hanno inventato tutto. Infine c’è la storia di un’indagine difficile, spesso sfortunata, ma che stando a quello che ha prodotto fino a oggi non sembra ancora in grado di dimostrare che a Rignano sia successo quello che finora c’hanno raccontato.
Così, dallo scorso diciassette luglio, i pm hanno fatto quello che i periti avrebbero dovuto fare all’inizio delle indagini. Hanno convocato uno a uno i bambini, hanno ascoltato dietro i vetri a specchio del tribunale di Tivoli le loro parole, le hanno registrate, le hanno riascoltate e alla fine i fatti nuovi non sono confessioni e non sono neppure prove ulteriori. Sono sempre le parole e i ricordi spesso confusi dei bambini. In particolare, i ricordi di una terza casa dove secondo la pubblica accusa i piccoli della Olga Rovere sarebbero stati abusati. Una casa – un indizio chiave per poter prolungare le indagini e poter arrivare alla richiesta di rinvio a giudizio – che è stata perquisita dai carabinieri lo scorso luglio e che sarebbe stata riconosciuta direttamente dai bambini senza che in quell’occasione sia stata data la possibilità agli avvocati difensori di ricevere un decreto di perquisizione.
Chi ha partecipato agli incidenti probatori, inoltre, racconta che tutte quelle vecchie accuse, tutte quelle storie di croci capovolte, di frustate, di bambini legati alle sedie, di tunnel, di pedofili e di diavoli con il cappuccio, ecco, di tutto questo i bambini non hanno parlato.
Altre cose però le hanno dette. Hanno detto che “le maestre sono cattive perché dicevano cose brutte ai bambini, me lo ha detto la mamma”. Hanno detto che “io certe cose non le ho mai vissute”. Hanno detto che “a me queste cose brutte non sono mai capitate, ma me le ha raccontate mia madre”. Hanno detto che “io queste cose fortunatamente non le ho subite ma le ho sentite dalla mamma e le ho sentite in televisione”. Inoltre, come ricordato da Carlo Bonini su Repubblica tre giorni fa, una delle bambine che ha raccontato di non aver visto nulla è una di quelle bimbe considerate dalla pubblica accusa come una delle testimoni più credibili degli abusi subiti: la piccola nei cui capelli sono state trovate tracce di “benzodiazepine”, quella sostanza contenuta sia nei tranquillanti sia nei sonniferi e che per i genitori di Rignano sarebbe una delle prove con cui si dimostra che quegli abusi ci sono stati davvero. Che quel “sistema” di pedofili non è una finzione, ma è verità. Perché in fondo siamo sempre allo stesso punto. Perché possono cambiare i casi, le accuse e gli incriminati, ma quando le indagini non riescono a prendere il là, quando la pistola fumante semplicemente non si trova, finisce sempre così: che non basta la testimonianza di un pentito, che non basta il nastro di una intercettazione e che non basta la semplice testimonianza di un bambino.
“In una testimonianza – dice il professor Alberto Oliverio, docente di Psicobiologia all’Università La Sapienza – già gli adulti possono essere suggestionati e sviati da eventuali suggerimenti da parte di altri testimoni o di chi raccoglie la testimonianza. Soprattutto nelle persone poco sicure di sé, e i bambini sono molto dipendenti dall’adulto, una testimonianza può trasformarsi in seguito a involontarie o maliziose imbeccate: così l’autore di una rapina può diventare da alto e biondo, di media corporatura e castano, solo perché un altro testimone, un agente di Polizia o un magistrato hanno insinuato un’altra versione dei fatti. Nel caso dei bambini è ancora più facile che una testimonianza venga inficiata, sia perché ritengono che il punto di vista dell’adulto sia più valido del loro, sia perché non vogliono contraddire una figura di attaccamento come può essere uno dei genitori, sia infine perché la loro mente incorpora più facilmente elementi che alterano la memoria. Ciò è tanto più vero se un bambino, soprattutto attraverso la tv, ha assistito a una ricostruzione degli eventi in cui si delinea uno scenario che propone immagini che penetrano e si insinuano nella sua mente.
Insomma la memoria infantile è corretta se non è stata sviata da domande o suggerimenti impropri, se il tempo trascorso non supera qualche mese e se gli adulti non hanno fatto incaute insinuazioni o commenti fuorvianti”. Comunque vadano le cose, i genitori di Rignano Flaminio è comprensibile che non potranno mai ammettere che ci sia stata suggestione, che ci sia stato qualche errore e che possano aver frainteso qualcosa nel racconto dei propri bambini. E poi, certo, i genitori potranno fare ciò che vogliono, potranno continuare a credere che chiunque vada contro la pubblica accusa voglia mettere in discussione la loro buona fede e che voglia accusarli di essere genitori in malafede, quando invece se mai dovesse essere dimostrato che a Rignano non è successo nulla, che in questo paese a pochi chilometri da Roma tutto è nato per quella che potrebbe essere definita una forma di “isteria collettiva”, “un condizionamento a catena”, la verità è che gli unici eccessi che potrebbero essere contestati ai genitori sono quelli di buona fede, di quel non poter far altro che fidarsi ciecamente della capacità di riconoscere il linguaggio dei propri figli. Eppure sarebbe un approccio naturale quello di non poter considerare vere tutte le cose che raccontano i bambini.
Il giudice per le indagini preliminari di Rignano, Elvira Tamburelli, ha sostenuto invece che “la particolarità dei contenuti dei racconti, la loro articolazione dettagliata e complessa, non sembrano poter essere frutto di una suggestione, perché difficilmente possono essere assimilati e mantenuti nel tempo racconti suggestivi che presentano tali caratteristiche”. Questa interpretazione non è stata soltanto criticata da alcuni tra gli psicologi che sono intervenuti nel gran pasticcio di Rignano, ma è stata contestata sia da un Tribunale del Riesame (10 maggio 2007) sia poi da una Corte di cassazione (18 settembre 2007). E’ stato proprio il riesame che ha ricordato che le denunce dei genitori dei bambini sono state fatte con modalità “se non sospette sicuramente particolari”, che ha ricordato come i genitori si siano riuniti numerose volte e confrontati anche in presenza dei bambini, che ha spiegato che le prove andavano raccolte nella prima fase delle indagini e che per poter andare avanti nelle stesse indagini occorre “la presenza di seri e robusti elementi di riscontro che (…) non sono ravvisabili”. Infine, è stato sempre prima il tribunale – e poi la Cassazione – a ricordare che da parte dei genitori c’è stata “una forte e tenace pressione sui minori, una forte opera di induzione e di suggerimento delle risposte” che hanno portato a manifestazioni anche di stanchezza e di ostilità da parte dei piccoli alle “insistenti pressioni genitoriali”. Tanto che, in uno di quei video dove i genitori di Rignano hanno registrato le “confessioni” dei propri figli, tutti ricorderanno di quella bambina che rivolta al padre diceva così. “Io non sono una bugiarda. Sei tu, sei tu che sei un bugiardo, papà”.
E così, capita che nel caso di Rignano chi parla di possibile suggestione, chi parla di possibile psicosi, chi semplicemente si comporta da garantista diventa in un lampo un’innocentista. Diventa la persona che vuole negare un fatto. Diventa la persona che non vuole riconoscere un abuso.
Ed è tutto qui il cortocircuito. E’ tutto nel voler dimostrare che qualcosa sia accaduto senza aver i mezzi per poterlo dimostrare. Perché qui il mostro diventa mostro non per quello che ha realmente fatto, ma per quello di cui è accusato. Le streghe cominciano a esistere non quando vengono viste, ma quando vengono nominate, e aveva naturalmente ragione Voltaire quando diceva che “le streghe hanno smesso di esistere quando noi abbiamo smesso di bruciarle”.
Come se non bastasse, negli ultimi mesi la lotta dura e pura contro le streghe, e dunque un po’ anche contro il diritto alla presunzione di innocenza, è finita persino al centro dell’ultima campagna elettorale del Pd, e una mamma di Rignano si è candidata al Senato nelle liste dell’Italia dei valori – per “rappresentare il diritto delle famiglie di mettere il proprio figlio in una scuola senza temere che finisca in un giro di pedofili” – e ha ottenuto qualcosa come il 5,4 per cento dei voti nel suo paese. Ma naturalmente non c’è stato nessuno pronto a ricordare che se c’è una mamma che ha il suo spazio politico perché combatte per mandare in galera i mostri di Rignano, dall’altra parte sarebbe stato giusto aspettarsi che lo stesso partito avesse messo in lista qualcuno in grado di rappresentare in Parlamento l’altra faccia della medaglia. Una cosa molto semplice. Essere innocenti fino a prova contraria. L’atmosfera malvagia di Rignano è tutta qui. E’ tutta in quel continuare a dire che suvvia, con quelle accuse, con quelle frasi, con quelle facce, qualcosa deve essere pur successo. E la sintesi dell’atmosfera malvagia è in quella parola che si ritrova spesso nei casi meno fortunati di indagini giudiziarie. Sistema.
E’ un sistema, una rete, una cupola quella di Rignano così come un sistema doveva essere quello che era stato ipotizzato in uno dei casi più clamorosi di psicosi collettiva: quello che è stato il più lungo e più costoso processo penale nella storia degli Stati Uniti, che cominciò con l’accusa di pedofilia nei confronti di alcuni insegnanti della scuola materna McMartin e che dopo sei anni e dopo quindici milioni di dollari spesi dal governo dello stato della California si è concluso con una piena assoluzione degli imputati.
Un sistema, dunque, simile a quello dell’asilo Sorelli di Brescia, dove pochi anni fa sono stati rinviati a giudizio – per pedofilia – un bidello, un prete e sei maestre, dove l’accusa aveva chiesto fino a vent’anni di carcere, dove i genitori dei bambini sostenevano che “a Brescia è in atto un’operazione per far passare i racconti dei bambini come non attendibili” e dove poco meno di un anno fa la storia degli otto presunti pedofili è stata raccontata più o meno con queste parole dalle cronache locali. “L’indagine sui presunti atti di pedofilia in un asilo di Brescia fu frutto di un ‘condizionamento a catena’ che portò un gruppo di famiglie a suggestionarsi a vicenda e soprattutto a ‘inquinare’ le testimonianze dei bambini. Le indagini, inoltre, sarebbero state molto lacunose. Lo scrivono i giudici del tribunale nelle 538 pagine con cui è stata motivata l’ assoluzione di otto persone (maestre, bidelli e due sacerdoti) indagate a partire dal 2003 per una serie di abusi sugli alunni di una scuola materna.
Abusi – si legge sui quotidiani di quei giorni – rivelatisi semplicemente inesistenti”.
Nel 1982 lo stato Italiano si indebitava, tramite l'emissione di titoli di stato, per circa un anno. Non tanto di più, poi rinnovava il suo debito. Erano gli anni del popolo dei Bot (emissione max 1 anno) e dei CCT (emissione max 10 anni) che assieme rappresentavano il 90 % del debito. L'inflazione era alta, i tassi anche, e chi si impegnava nel sottoscrivere gli strumenti aveva un profilo corto. C'erano aziende (soprattutto la grande distribuzione) che lucravano solo per via del credito di fornitura e per gli investimenti in Bot trimestrali delle eccedenze di cassa.
Mai avuto l'Italia, che mi risulti, difficoltà nella collocazione.
Ora invece , a quanto pare, le difficoltà ci sono:
Ben due aste Btp per specialisti su tre ieri (15/12/2008) sono andate deserte, mentre la terza ha visto una richiesta di solo poco più di un terzo dell'ammontare offerto. Un buco nell'acqua insomma per il Tesoro, che non è riuscito a collocare la 6° e 7° tranche da 150 milioni di euro.
Il fatto è che dal 1982 ad oggi la durata media del prestito è passata da 1 anno a quasi 7 e coi tassi attuali manca l'appeal e probabilmente anche una ragionevole distribuzione della liquidità tra i sottoscrittori.
Nel 1982 gli strumenti principali erano BOT (60 %) e CCT agganciati ai rendimenti dei bot (30%).
Oggi gli strumenti principali sono i BTP (tasso fisso o leggermente indicizzato in quota minore) per il 65 % dell'intero debito, mentre i CCT (e CTZ ) e i Bot rappresentano 14% e il 15% percento delle emissioni totali. I tassi sono bassissimi e il rischio e l'avversione al rischio aumentano costantemente.
Delle due l'una , o si alzano i tassi di interesse sul debito o si muta almeno la struttura del debito, perchè 7 anni mediamente son troppi. O entrambi, non c'è scampo.
I grafici sono interessanti, anche se implicitamente conosciuti. I BTP rappresentano l'allungamento del debito, i BOT l'accorciamento (non l'entità , che in Italia dal 1982 è costantemente cresciuta). Le emissioni dei Bot sono costantemente calate, quelle dei BTP cresciute.
Le due curve percentuali si incontrano tra il 1992 e il 1994, anni in cui il governo Amato e i 3 ex banchieri d'Italia al governo della Repubblica (Ciampi, Dini, Carli) decisero di consolidare il debito e allungarne la durata diminuendo al contempo l'indicizzazione degli strumenti a favore del tasso fisso di periodo più lungo. Il fiato era corto (non cortissimo come nell'82, bisognava trovare ossigeno. La triade di Banca Italia ci riuscì.
Fu una bella e abile mossa, inevitabile vista la situazione economica e politica. Nell'agosto 1992 la Borsa italiana ai suoi minimi, scambiava 40 miliardi di lire ovvero 2 milioni di euro. Eravamo conciati male, malissimo.
Il dubbio è se oggi siamo messi molto meglio (del 1992 e del 1982). Non si sa quanto questa politica dei tassi bassi potrà durare, ma è lecito pensare che le curve della composizione dei titoli di stato si invertirà: nessuno oggi come oggi se la sente di prestare a 7 anni , sopratutto perche teme che già due sono un bel azzardo al 3,7 % l'anno (quando va bene, visto che un btop trentennale rende poco pi' del 4%).
O si ritorna a maggiori emissioni a breve o a quelle indicizzate, perchè piuttosto che i rischi espliciti (inflazione, emittenza) con simili tassi il sottoscrittore preferisce il materasso. Difficile pensare che l'Italia , sotto ombrello UE, possa fallire, ma difficile anche attendersi che i sottoscrittori facciano la fila. Del resto anche in Germania la cosa non è semplice, visto che un'asta dei Bund a dicembre è andata deserta. Insomma in tutto il mondo i sottoscrittori sono perplessi, o in difficoltà, e probabilmente il differenziale di 1 punto tra BTP e Bund non è ritenuto sufficiente perchè si assista alla calca agli sportelli del Tesoro, anche se l'aria che tira nel mondo è simile a quello di una economia di guerra.
Non ancora reale, ma finanziaria e valutaria sicuramente.
Occorre resistere alle sirene dei tassi bassi, nel 2009 stretti da mega collocoazioni statali in tutto il mondo le cose cambieranno. Quindi stare corti di duration, perchè qui il dicastero economico nostrano sta bluffando alla grande e si interroga.
Sic !, purtroppo...

La mossa è arrivata: in USA il tasso di sconto è praticamente 0; zero rendono i t-Bills a 13 settimane , 2,8% i trentennali, e i decennali stanno in mezzo. E ancora i rendimenti diminuiranno un poco.
Ora ci si può indebitare quasi gratis: il tasso d'interesse per i prestiti è bassissimo, il sistema sta per essere innondato da nuova moneta e le emissioni dei bond pluriennali saranno favorite da tassi bassi e dal dollaro che pare ormai deciso a svalutarsi. Praticamente il comunismo realizzato nel cuore del capitalismo che piccona il suo muro di Berlino di carta costruito nell'arco di un ventennio.
La crisi economica e dei consumi normalmente si fronteggia con misure espansive, compresa ovviamente la riduzione dei tassi d'interesse. In USA , un paese in cui il cittadino è indebitato in pari entità sue due fronti (statale e privato) la mossa di azzerare tutto e tutto d'un botto ha il sapore di qualcosa di quasi disperato e tutto passa per l'estero, perchè sottoscrivere bond utilizzando il debito a tassi irrisori ha il sapore di una partita di giro (la fed ha comprato Bond rilasciando liquidità ) . Si puo' solo pensare che questa mossa in qualche modo possa aumentare la propensione al rischio (il denaro costa niente) e travasare l'indebitamento delle banche (che possono ancora indebitarsi a 0) verso lo stato (che emette ad un tasso basso , ma sempre maggiore di zero).
L'estero non si sa bene che sia, i maggiori sottoscrittori (alleggeritisi non poco) sono i paesi asiatici e certo anche solo dopo i due ultimi fatti di cronaca ( la lapidazione calzaturiera di Bush e l'ineffabile apprpriazione proletaria di Madoff a danno dei miliardari) , ancor più dei primi disastri dei subprime, non contribuiscono a migliorare l'immagine di una nazione vissuta come piuttosto leggera nei controlli, lassista nei comportamenti economici, inaffidabile nelle prospettive.
Una montagna di cartamoneta, una svalutazione in piena regola a cui seguirà poi una inflazione in piena regola. Roba giapponese, che si innesta su una struttura industriale anche molto sofferente. Roba su cui ricostruire il carry trade (mi indebito in dollari per comprare asset in un altro paese), roba che mette in moto nuove speculazioni sulle valute e sulle borse.
Proporio quello di cui non c'è gran bisogno. E' un tentativo si', ma anche un azzardo che va ben oltre lo scontato abbassamento dei tassi che girava per l'aria.
Ovviamente Titoli di stato ai massimi, ancora per un po' , e borse probabilmente in rally, anch'esse per un po'.
Da due mesi non è cambiato praticamente nulla. L'azionario (tranne il caso italiano) è ai medesimi livelli di due mesi fa, segnando un bottom possibile di periodo, e le materie prime colano costantemente a picco dopo la speculazione selvaggia degli ultimi 4 anni.
In realtà qualcosa avviene e sul fronte economico: le notizie peggiori si susseguono incessantemente, prime tra tutte la disoccupazione crescente e il blocco degli ordini e dei trasporti e la contrazione ovunque dei consumi che fanno crescere lo spettro della deflazione. Come già in Argentina, poi in Giappone nel 2002, ora anche in USA si stampano monete locali.
Ma c'e' un altro fatto importante che segnala l'avvio di una fase nuova . I titoli sovrani degli stati a lungo hanno raggiunto nuovi massimi, qualcuno sostiene che la Fed in Usa li compra. Negli Usa questo si traduce in un rendimento zero nei titoli a 3 mesi, e del 3% per i trentennali. In altre, imprecise, parole ci vogliono 33 anni per raddoppiare nominalmente il capitale investito, un P/E di 3,3. In Europa non è molto diverso.
E' la nuova, ultima, definitiva bolla dell'era moderna.
Questo è indicativo di come l'orizzonte dell'investimento si allunghi, di come di fatto la percezione sia quella di una "economia di guerra" da prestito quasi irredimibile e di come le cose volgano in modo del tutto simile al Giappone dell'inizio anni '90. I governi con risolutezza, o con titubanza caritatevole come in Italia, si preparano a varare misure straordinarie attingendo al debito pubblico che già ha superato il PIL (che decresce ovunque). La situazione è ovviamente peggiore là dove al deficit pubblico si cumula quello privato, come negli USA (dove consolidato dei deficit gemelli è ben sopra il 200 % del PIL).
Si apre così una finestra per i governi per l'emissione di titoli a servizio del debito crescente, a tassi bassi, e c'è da credere che l'anno prossimo le nuove emissioni nel mondo saranno assai elevate e assumeranno la connotazione di debiti forzati, poi l'inflazione potrà riprendere il suo corso e la rincorsa dei prezzi (e dei tassi al rialzo) riprenderà anche grazie alla ormai chiara tendenza a stampare moneta come ormai è palese in USA. Un rafforzamento più accentuato e temporaneo del dollaro, piuttosto governato, forse sarà il segnale del punto di arrivo temporaneo e di svolta.
Una sana inflazione è ora considerata una necessità ineluttabile, anche se le bocche restano cucite e lo spettro (soprattutto europeo) degli anni bui è storia guardata con terrore. Il tasso BCE è al 2,5 %, il medesimo del 2003 e tra i più bassi di sempre.
Negli anni '80 e ancor più negli anni '90 il paradigma del "meno stato e più mercato" intendeva spostare il debito verso i privati (USA, Inghilerra) nella speranza ideologica che i privati sarebbero stati più oculati ed efficienti della burocrazia. Questa ideologia (tutt'ora in auge tra i nipotini di Bush come mostrano le soluzioni raffazzonate di Silvio Berlusconi impegnato a fare shopping) in realtà non ha fatto che accrescere due debiti, spingendo sull'accelerazione monetaristica della propensione al consumo ; da qui deficit crescenti verso l'estero e in primis verso i paesi emergenti , drogata da tassi d'interesse artificiosamente bassi. I tassi di interesse sono costantemente diminuiti dal 1981 in poi , praticamente trent'anni e ora sono nei pressi dei minimi storici e ancora verranno tagliati un po'. Erano troppo alti allora, son troppo bassi da più di dieci anni.
Il paradigma monetraista, nella sua variante ideologica, è morto insieme ai fallimenti più o meno mascherati delle banche, ma ancora non è stato dichiarato cadavere e occorrerà attendere un prima che scompaia definitivamente dalla testa delle classi dirigenti e del parlar comune. Ha prodotto la più vistosa disuguaglianza e concentrazione di redditi dell'era moderna (profitti in poche mani, debiti aggiuntivi in moltissime) e il percorso inverso (la redistribuzione dei redditi) richiederà non pochi sforzi politici in occidente e molte scosse che pochi saranno disposti a trangugiare (aumento della tassazione in forma diretta o indiretta).
L'unico vantaggio, per così dire, è che la situazione è comune ad oltre la metà del globo e quindi i confronti , la rincorsa a metterci le pezze sarà relativamente più agevolata o giustificabile presso il proprio elettorato. Mal comune mezzo gaudio.
Per tutto il prossimo anno , se si hanno risparmi, stare investiti sul monetario a breve e iniziare ad accumulare sul tasso variabile o indicizzato all'inflazione e ai tassi d'interesse di durata più lunga (5/7 anni). Non è un granchè vista con gli occhi del passato e del presente, ma è la cosa più sicura se si attende una ripresa dell'inflazione.
Alla larga, lontanissimi, dal reddito fisso pluriennale (bund, Btp, o quant'altro ) , perchè con l'alzarsi dei tassi (inevitabile) e dell'inflazione perderanno valore.
L'orto e animali di bassa corte rimangono un piacevolissimo e redditizio hobby, per qualcuno una necessità.
In merito ad una azione legale che le organizzazioni dei consumatori in tenderebbero promuove contro Standard $ Poor's per i rating assegnati alle polizze assicurative di Lehman Broters , S&P's, tramite un portavoce da Londra, risponde all'accusa definendola "priva di fondamento" e annuncia una ferma opposizione.
"I nostri rating sono opinioni sulla qualità del credito. Non sono raccomandazioni a comprare, vendere o tenere i titoli e non valutano neppure l'adeguatezza di uno strumento di investimento", spiega il portavoce.
S&P quindi e' una agenzia di pubblicità, vende opinioni , anche piuttosto opinabili, che valgono solo per chi ci crede, come le altre agenzie di rating coinvolte in questo grande affare della finanza mondiale
Siete avvertiti.

Attorno alla crisi finanziaria sono stati eretti muri di contenimento possenti, argini che parrebbero aver frenato lo sgretolamento improvviso della liquidità. Altri se ne preparano ora per riavviare una politica espansiva ed evitare, dal punto di vista normativo, che la finanza mantenga quel carattere di moltiplicatore di liquidità che apparteneva alle banche centrali e alle banche istituzionali.
L'inflazione pare rientrare. Non c'è in fatti materia prima che non si sia più che dimezzata nel giro di 4 mesi e ancora strada ne hanno da fare. Si trattava ovviamente di pura speculazione, smontata all'improvviso. Ma una speculazione assai particolare, dovuta non tanto ad una moda diffusa, ma alla concentrazione di ingenti quantità di capitali finanziari in pochi veicoli, alimentati dall'afflusso di profitti di una ristretta parte della popolazione. In soldoni gli hedge fund e le banche d'affari che costituivano le rendite dei vari Berlusconi del mondo dal 2003 si sono concentrati sulle commodity e quindi contro il dollaro dal 2003/2004 , alimentando la bolla della finanza globale, grazie alle politiche accomodanti dei governi ultraliberisti.
La speculazione è nata da lì, non da altro.
La diminuzione di questa inflazione (chiamata esogena fino a pochi mesi fa) sta rientrando velocemente, ma i suoi effetti generano qualche preoccupazione. Le scorte delle imprese ne sono ancora gonfie e i costi di produzione ne risentono. Ci vorrà un po' di tempo perché se ne apprezzino i benefici. Le manovre di sostegno alla produzione in cantiere in tutti i paesi avranno bisogno anch'essi di tempo perchè i prezzi se ne avvantaggino e al momento si teme una deflazione (decrescita dei prezzi con diminuzione della domanda).
Le nuove (e si spera temporanee) disposizioni in materia di valutazione degli asset finanziari delle banche, attraverso l'abolizione del principio prudenziale del market to market, dalla prossima primavera mostrerà (virtualmente) che i bilanci delle banche (soprattutto europee) non sono così nere come si pensa e questo diraderà la diffidenza e quel panico che nelle quotazioni ha portato ad abbattimenti repentini dal 70 al 90 % dei valori originari. Le ristrutturazioni delle aziende creditizie (licenziamenti) contribuiranno a migliorare tendenzialmente i bilanci e le ricapitalizzazioni contribuiranno a a migliorare il quadro dei conti economici.
Le riduzioni generalizzate dei tassi di interesse consentirà di emettere obbligazioni a "sconto".
Ce n'è abbastanza per ritenere che, calmato il panico del momento, si possa assitere ad una ripresa di un bull rally a partire dall'inizio del prossimo anno.
Si tratterà tuttavia di un ciclo del tutto temporaneo, perché tutte le misure introdotte dai governi hanno come contraltare un inevitabile costo del debito e dei deficit, distribuito sulla popolazione, che andranno sanati in un futuro non troppo lontano, con evidente aggravio anche per le imprese reinnescando la spirale inflazionistica.
La riduzione dell'inflazione a cui assistiamo, deriva da uno sboom speculativo del tutto temporaneo , dal deleverage in corso sulle commodity, ma mancano i presupposti di un equilibrio relativamente duraturo. Seguirà quindi un periodo di inflazione reale crescente sotto la spinta della caduta della domanda aggregata a cui si tenterà di reagire con nuovi deficit che comporteranno un progressivo aumento dei tassi in qualche parte del mondo con squilibri nei cambi. A meno che sui cambi non si intervenga con accordi mondiali.
La storia del Giappone, dove negli anni '90 si accumulo' crisi dell'immobiliare e del credito, è lì a ricordarcelo.
Nel 1976 Agnelli annunciò che la "Lafico", la finanziaria libica controllata da Gheddafi (classe 1942), entrava nel capitale della FIAT.
Eravamo nei pressi dei minimi della Borsa italiana.
La partecipazione Lafico salì oltre il 10 % del capitale della casa automobilistica e il pacchetto venne liquidato nel 1986, in prossimità dei massimi di borsa di quei tempi (toro del 1982-1986). Nel 2002 la Lafico ha riassunto posizione sulla FIAT con una partecipazione del 2%.
La notizia di oggi è che il fondo sovrano libico ha aumentato la quota di partecipazione in Unicredit, portandola in prossimità del 5% del capitale e diventando di fatto il secondo azionista di riferimento.
Stamane Unicredit è stata sospesa in borsa per eccesso di rialzo.
Ogni induzione logica sulla somiglianza dei periodi , sui comportamenti , durata o gli andamenti futuri potrebbe essere fallace.
Ma anche no.
Prima sono state bolle e default qua e là: quella giapponese del 1990, quella asiatica e dei mercati emergenti nel 1998, quella del Nasdaq 2001 (il vero 29 su un solo mercato, che pare ormai risanato), l'Argentina nel 2003, quella immobiliare mondiale nel 2007, quella bancaria e delle commodity del 2008.
Negli ultimi due mesi le bolle si sono unificate e fuse ed è guerra mondiale termonucleare finanziaria. Non trovo altra descrizione e a ben guardare non è una esagerazione truclenta.
La parola speculazione contiene molti comportamenti, molti attori, molte avidità, e molti eccessi, ma la storia di tutte le bolle dal 1998 in poi ha in comune alcune cose : gli speculatori sono quasi tutti istituzionali (banche, hedge, fondi) agganciati al marketing finanziario e autonomi dalla produzione. La scelta dei mercati si alimentava e sgonfiava d'un colpo grazie ad una raccolta industriale in tutto il mondo e una ricollocazione mirata e concentrata. Le bolle sono state gigantesce, non sono rari i casi di crescita di un indice sintetico nazionale di 6/10 volte nel giro di 3-5 anni o di quotazioni triplicate in 1 solo anno (il petrolio ad esempio) o di valute raddoppiate in 4 anni (l'euro ad esempio) e di dimezzamento succesivo ,o più, in tempi rapidissimi.
Cose mostruose, cosi' come mostruosi i poteri degli agglomerati bancari.
In fondo tutto sta qui: lo sviluppo mondiale a parte alcuni paesi (asiatici, latinoamericani) s'è fondato sulla industria della finanza.
Le banche anche tradizionali hanno avuto profitti colossali grazie ai prodotti finanziar,i per 15 anni almeno, ben oltre i profitti della intermediazione tradizionale. Il settore immobiliare è cresciuto in tutto il mondo grazie alle doppie tranzazioni con l'industria finanziaria ,che ha allungato l'orizzonte dell'estinzione del debito originario grazie alla collocazione al retail della carta di debito trasformandola in ulteriore debito e in finanziamento a breve. La copertura teorica derivava dalla differenziaizione dei derivati su mercati diversi. Ma il vero motore era unico: l'immobiliare e l'industria finanziaria.
Il meccansmo funzionava più o meno così:
l'immobiliarista va in banca, illustra il progetto e chiede un finanziamento. Costruisce e man mano vende (sulla carta o poco dopo l'ultimazione leavori) estinguendo progressivamente il debito e rinviando l'acquirente alla banca per il mutuo (i tassi di interesse ufficiali sono bassi).
La banca impacchetta in parte il debito presso qualche veicolo che collocherà sul mercato, rientra dei credito ancora non riscosso e offre crescentemente ad altri imprenditori i suoi finanziamenti diluendo il debito tra numerosi soggetti.
In pratica la banca, a seconda del moltiplicatore piu' o meno alto (la leva), per una operazione ha almeno tre passaggi remunerativi: l'interesse corrisposto dall' imprendtitore immobiliare, l'interesse pagato da chi sottoscrive il mutuo, l'anticipazione e le commissioni dell'estinzione del debito per la collocazione al retail della spazzatura e dei crediti di lungo più difficili. Et voila'.
Poi accade che ad un certo punto: qualcuno non paga (sopratutto in USA e Inghilterra) perchè gli sono stati concessi mutui superiori alla sue capacità reddituali. L'immobiliarista si trova allora imballato in nuove costruzioni , le colloca difficilmente, il veicolo conteggia un calo vertigionoso di tutta la carta emessa, la banca deve contabilizzare questi debiti, si estingue la possibilita' di trovare al retail nuovi sottoscrittori e via via salta tutto per aria perchè tutti devono vendere per far fronte alle richieste. I tasi ufficiali vengono innalzati e le rate dei mutui dei privati automaticamente si innalzano fino quasi al doppio. Il tasso del prestito a breve tra le banche divent apian piano il doppio di quello ufficialeanche dopo il taglio dei tassi (fase finale) e gli perchè più nessuno si fida e le perdite sono ingenti e perfino misteriose (difficili da contabilizzare). E tutto il flusso della raccolta e dei prestiti si inaridisce in mancati introiti (oltre che perdite). UEto è succintamente il meccanismo pre inflattivo, aumentato dalla speculazione sulle materie prime.
Più vendi per necessità, più i grossi investitori privati si fanno sensibili al colore rosso dei conti dei loro investimenti, come i tori incazzati, e più quindi chiedono riscatti alle gestioni (fondi e Hege fund). Quindi la gestione vende di botto, sempre piu' verticinosamente per recuperare la liquidità richiesta.
E la spirale si avvita verso il basso. Terribilmente verso il basso.
Debito lungo e finanziamenti a breve "garantito" dalla fiducia comune degli investitori nel colosso e nell'idea che la finanza fosse una scienza fondata su statistiche asettiche.
Tutto qua: finita la fiducia, tutto s'ingrippa. Fino alla paralisi (mai capitato se non le 1929).
La finanza è una scienza, per certi versi sì, ma il marketing finanziario dicuramente no. La proiezione statistica dei comportamenti ha dei limiti ben precisi: la curva sigmoidale dei comportamenti umani e degli effetti di saturazione dei mercati. L'orizzonte di questa saturazione non è certo, ma prevedibile da un comportamento comportamento virtuoso e oculato.
La finanza industriale riteneva di essere esente dalla regole della saturazione del mercato. I mercati sono teoricamente infiniti, quindi bastava cambiarli velocemente, come un trader capace di influenzare gli appetiti con una grande liquidita' e tutto sarebbe rimasto a galla. In fondo nell'industria è cosi', quando un prodotto è saturo lo si cambia (o si fa finta di cambiarlo se è tradizionale). Ma la finanza non è cosi', perchè il limite non è l'espansione illimitata della moneta e dei suoi derivati.
Ecco allora che i soggetti di questo trading oligarchico erano un pugno di banche di investimento e di hedge l'un contro l'altro armati, per nulla diffusi , ma che beneficiavano nel collocamaento dei loro prodotti verso il gregge, garantitoe innumerevole allo sportello dalle banche.
La cosa peggiore a vedersi è stato il proliferare e trasformarsi delle assicurazioni in banca assicurazione. Una vera mostruosità concettuale che ha trasformato la concezione del rischio calcolabile in totale una aleatorietà totale affidatà ai mercati finanziaria e alla formalizzazione matematica.
Ce n'è abbastanza per ritenere che ci vorrà un tempo lungo, lunghissimo, per ricreare questa fiducia verso il sistema bancario, che ora viene consegnato allo Stato come parziale prestatore ultimo.
La speculazione e la borsa sopravviveranno, con i loro naturali eccessi, ma bolle di quel tipo non ne vedremo probabilmente piu' se non a singhiozzo e non su interi mercati come è accaduto tra il 2004 e il 2007 dove ogni cosa saliva di quotazione: azioni, valute contro dollaro, materie prime, bond, immobili. Ogni cosa.
La parola "banca" è la più spregiativa oggi sul mercato, e ce ne vorrà prima che assuma contorni positivi. E la parola America , il suo interventismo nella politica e il suo laissez-faire nella finanza e nella economia, è duramente intaccata nei sogni collettivi, e qualcuno in Asia e Russia vede con malcelata soddisfazione il disastro provocato da questo doppio errore.
Tempi cupi all'orizzonte, la fiducia è al lumicino.
Afferma il Berlusconi nella conferenza stampa perriassicurare i risaparmiatori:
"La Borsa sta procedendo nella direzione opposta a quella del '29.
Allora si era prodotta una crisi perché c'erano delle società che non avevano il valore dei titoli rappresentati in Borsa.
In questo momento siamo nella situazione esattamente opposta, ci sono delle società che valgono cento e che il mercato stima meno di cento". Il premier ha fatto l'esempio di Enel, Eni e Mediaset "che sono aziende che continuano a guadagnare come prima, che non hanno riduzione di utili e che quindi hanno il valore che avevano qualche tempo fa. L'aumento della bolla speculativa al contrario rientrerà sicuramente - ha ribadito - anche se non si sa quanti mesi durerà e il mercato tornerà a valutare le aziende secondo il loro valore reddituale"
Ma il Berlusconi sa quel che dice o fa , come il solito, finta di saperlo.
Questa è la sua citata (con cattivo gusto) azienda Mediaset . In 8 anni è calata più dell'80 % di prezzo e del 60% negli ultimi 4.
Classica fantasia quella del premier, per gabolare la realta' al contrario convinto di prenfere per l'amo qualcuno. Che a lui renda e faccia utili non ne dubitiamo. Nè si puo' dubitare che dopo aver alienato un pacchetto consistente ora pensi a riacquistaerselo.
La bolla sarebbe è "ora" , in" discesa" , non in passato. Il 29 al contrario. Roba da schiattare dalle risate (o rabbrividire) , roba da agiotaggio. Si spera in una gaffe , in un eccesso d'amore per la frequentazione dei gioelli di famiglia.
Risalira', forse, sfidando la legge di gravità come spesso accade in borsa, ma in quanto tempo ?
In Otto anni , in cinque , fra una decina ... o forse mai.
Una cosa dopo oggi è certa: la mancanza di qualsivoglia intervento regolatore sui mercati finanziari è assai peggio di qualsivoglia intervento deciso .
Dopo il voto di oggi alla Camera dei Rappresentanti USA si dimostra che i repubblicani americani (e pure qualche democratico) nel cervello hanno ormai una maionese impazzita.
Unica consolazione è che la politica Usa assomiglia sempre più alla nostra.



